È lei!

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martedì 10 dicembre 2013

L'uomo di Lettere @Più libri più liberi

Il Radical Chic non si perde una fiera dell'editoria. Per nessuna ragione al mondo.
Io, che sto studiando da radical chic, armata di motocicletta (woman on motorcycle! Panico tra i passanti, pensavano andassi sulla Pontina a fà cerchi nel grano), occhiale scuro e rossetto alla Jessica Rabbit, ci sono andata.
Primo appunto: dioveprego, posteggi per le moto? Così, un inciso.

Davanti a me, ho distinto a fatica un gregge di ovini da una terza liceo linguistico. Ho pensato che, avendo anche gli occhiali scuri, avrei potuto piangere che non mi avrebbe vista nessuno. Non l'ho fatto.
Quando sono entrata, ho potuto solo pensare: "wow, libri. Libri. Librilibrilibrilibrilibri."
Millemila libri che non avevo letto. Millemila libri che non ho comprato perché avevo davanti 8 milioni di larve di essere umano che gridavano "a Cì! Io vado ar bare sebbeccamolà". Ahó, ma c'hai 6 anni, 'do vai? Cosa beve un seienne al bar? Cosa ti bevi, che c'hai lo stomaco che, per natura, è capiente come mezzo guscio di noce? Misteri.

Abbasso la guardia di fronte ad una serie di case editrici, abbasso la guardia. Sfoglio. Sorrido a chi è allo stand. Metto giù. Sfoglio un altro libro. Mi sbottono il cappotto. Sfoglio, metto giù. Riprendo. Compro. Ripetuta quest'azione X volte, abbasso *fottutamente* la guardia, quello è il paradiso.

Dopo il Pisa Book Festival, che vi devo dire, mi è partita una specie di ossessione per il Gatsby e per Huck Finn. Voglio vedere che hanno fatto gli altri, voglio scoprire cos'hanno visto che io non ho ancora visto in libri che ho letto mille volte.
Lo prendo, il Grande Gatsby.
Cerco. Trovo. Annuisco.
Ricerco. Ritrovo. Mi chiedo. *Aggrotto le sopracciglia*
Lo fiuto, so che è lì. L'uomo di Lettere sa che il Gatsby è mainstream, gli si accende una spia in quegli orridi ray ban wayfarer con le lenti finte, ma va avanti, la preda è ghiotta, sola, ha le spalle al muro.
L'Uomo di Lettere: "Ehi"
Lei: "Sì?"
L'Uomo di Lettere: (valutando se fosse il caso di dire "questo libro l'ho scritto io") "Beh, l'hai letto?"
Lei: "Il Gatsby?"

L'Uomo di Lettere: "Il GRANDE Gatsby. Bel libro"
Lei: "Sì?"
L'Uomo di Lettere: "Ah, non l'hai letto?"
Lei: "..." *alza gli occhi al cielo*
L'Uomo di Lettere: "E cosa leggi, di solito?"
Lei: "Ho finito ora di colorare un album di Geronimo Stilton. I corsi monografici su Fitzgerald non li capivo bene."
L'Uomo di Lettere: "Ah! Simpatica! E fai l'Università?"
Lei: "Mpf"
L'Uomo di Lettere: "Lettere"
Lei: (radioso sorriso - ma mo' cambia di stato e vaporizzati) "Scienze del Testo"
L'Uomo di Lettere: "Ah, letteratura. Vabbè, comunque leggilo, è bello"

Giova sotolineare che l'Uomo di Lettere era in realtà una Pulce di Lettere sui 16 anni, con il taglio alla Blink 182 (spettinato ma ordinato), un maglione lungo, jeans più attillati dei miei, Clarks.

Giovani Uomini di Lettere crescono, l'avete letto? 








venerdì 1 novembre 2013

Colpa dei Take That.

Sono troppo giovane per ricordarmi i tempi d'oro in cui i Take That spopolavano tra le seienni e, come diceva sempre il mio ex coinquilino, io sono una sessantacinquenne intrappolata nel corpo di una ventenne. Detto ciò, mi interrogo sulla natura di quella generazione che ha tra gli 8 e i 12 anni più di me. Quella che affolla le discoteche e i bar il sabato sera. Con quei gentili signori, spesse volte radical chic, che bevono roba scadente fino a ridursi come delle 14enni al loro primo incontro con il Vodkapescalemon. Non vi anticipo niente, ci sto scrivendo un libro sopra e so che non vedete l'ora di comprarlo. 
Il vero problema di questa società è il trentenne radical chic single. I Peter Pan dei poveri.
Ieri sera, sotto la mia finestra, ne ho avvistato un branco.
Meraviglia della natura!
Stavano accerchiando un gruppo di sedicenni. Anvedi che tattica. Li avevo scambiati per paramedici, all'inizio, ma la presenza massiva di maglioni alla Kurt Cobain e di giacche di velluto lise sui gomiti mi ha smentita subito. Apro una parentesi: il maglione alla Kurt Cobain, se non siete Kurt Cobain, un suo figlio illegittimo, un sosia, uno che proprio-cioè-è-sputato-uguale, NO. Non ve lo mettete. Tenetelo per quando avete la sindrome premestruale, bevete ettolitri di tisana mangiando quintali di cioccolata davanti ad Autumn in New York. 

Dicevo - accerchiano questo branco di sedicenni impazzite e ubriache. È un po' come quando il coccodrillo rimane vigile al pelo dell'acqua aspettando che l'antilope si avvicini per bere e zac!
Che tristezza.
Li osservo, non perché sia una voyeuse, ma perché non riesco a dormire: la house vintage che mettono a cannone nel locale mi fa tremare il letto e il gatto si agita. Io confido che il tremore mi spiani la cellulite, ma non ho visto, ad oggi, risultati apprezzabili. Forse perché non ho la cellulite. (buahahahahahahah).
Mi affaccio al balconcino e li scruto con i miei occhi orbi. Ora, non dico di essere prestanti ma, ribadisco, Kurt Cobain andava di moda 15 anni fa, quando eravate alle Superiori. Il segnaligno color malato con la panza, no. Nemmeno una sedicenne ubriaca, per dire. Che poi, è Halloween, per il Demonio, siete ad una festa in maschera a cercare di pescare qualsiasi cosa qualcosa con una rete a strascico a maglie strettissime (dove si impigliano sempre quelle fastidiosissime lattine che producono l'altrettanto fastidioso effetto "Just Married") VI VOLETE MASCHERARE? Darvi un po' di farina in faccia e sembrare un po' meno peggio del solito? Spettinarvi quei quattri peli rimasti in testa? Darvi lo smalto nero per sembrare, da dietro una porta chiusa, qualcosa di simile al Principe delle Tenebre? No, niente. Ste cazzo di giacche lise e i maglioni alla Kurt Cobain. 
Credo che si chiami "lettura del contesto" e che voi non la sappiate fare. 
È una festa in maschera. Io odio le feste in maschera, e non ci vado. Ma voi ci siete, e io vi vedo dalla finestra. Se avessi avuto il Martini Dry mi sarei fatta un Martini Cocktail solo per sputarvi addosso il nocciolo dell'oliva. 
È Halloween e siete circondati da sedicenni ubriache vestite da suore-zoccole. Cosa si aspetteranno di incontrare delle finte suore? Dei finti preti, per esempio.
Ozzy Osbourne. Guardate e imparate.

Ovviamente, non si pretende che siate Ozzy Osbourne. Impegnatevi un minimo, studiate. Calcolate, valutate, scrutate, cercate di capire, documentatevi.
Cosa potrà mai desiderare di incontrare un'anima perduta, se non il Demonio in persona? Nel mio caso, Demonio per Demonio, se fosse a forma di Alice Cooper preferirei, ma non si può certo avere tutto da una notte di Halloween dai cocktail scadenti e da una musica house che mi ha fatto impazzire la maionese nel tubetto. Non abbattetevi, anche se non siete Alice Cooper e non avete i suoi soldi, va bene lo stesso. Truccatevi molto. Dissimulate, buttatela in caciara. Regalate al gatto il vostro maglione alla Kurt Cobain e affittate un vestito per Halloween.
Muppets non inclusi nella confezione.
Se non ce la fate, fatecela. 
Stavo dicendo: lettura del contesto. 
Ma poi, cosa ci fate intorno ad un branco di sediceni ubriache? Il codice penale non lo troverebbe un comportamento degno di biasimo? O sono io che, fresca di rilettura de La Lettera Scarlatta, ho un punto di vista deviato dal Puritanesimo?
Non lo so. 
Mi ricordo un tempo in cui noi sedicenni perdevamo ettolitri di bava a mo' di Terranova con la scialorrea dietro a trentenni che non ci si filavano manco a morì. Ho quasi venticinque anni, sono passati circa 10 anni. Ora non dite che voi, trentenni di oggi e ventenni di ieri state elaborando il trauma di noi sedicenni che guardavamo ai più grandi di voi e che avete aspettato dieci anni per bere il sangue di queste giovani fanciulle. Poi, cos'avreste da dire ad una sedicenne, senza sembrare patetici? Io, che ho quotidianamente a che fare con sedicenni, ai loro occhi sono una specie di cariatide simpatica. Ma, comunque, una cariatide. 
Vanno a scuola. Devono studiare. Hanno compiti in classe come pollini in primavera. Devono tornare a casa presto.  Dove sono le vostre coetanee? Con chi sono scappate? Con il sosia 18enne di Howard Donald?
Il trentenne che ascolta la fidanzatina parlare di quanto
è stato stronzo l'insegnante di Latino a darle 4.
No, dai, non scherziamo. 
È sul serio colpa dei Take That? Da quando sono tornati, vi sentite di nuovo 16enni pure voi, nel pieno delle tempeste ormonali che pensavate di aver superato? Ma ascoltavate i Take That o i Backstreet Boys? Sapete che le sedicenni che state puntando potrebbero essere delle Directioners? (Fate la faccia che fa mia nonna quando mi chiede "Cussul'è stu Internet?", su.) 
So che stanotte, una volta nel vostro candido lettino, canticchierete "Why Can't I Wake Up With You?". Nsepoffà, dai. Studiate il contesto, interpretatelo. Sabato prossimo vi voglio più Directioner e meno grunge, ok? Leggetevi tutti i libri della saga di Harry Potter. E pure Twilight, per sicurezza. 
Ma dove scappi, tu, creatura solitaria con il maglione alla Kurt Cobain, ma quello a righe della Roseland Ballroom? A vomitare dietro una macchinetta? Oh. 
Allora esce lei; ha sedici anni per davvero. E parte il cazziatone. E sali sulla macchinetta. E lei saluta tutti e sale sulla macchinetta.
Le sedicenni non possono bere! Sono le vostre autiste sobrie, quindi!
 
Siete dei fottuti geni. 
 


 

giovedì 18 aprile 2013

l'uomo di lettere deluxe edition: la palestra

L'uomo di lettere è un animale che si adatta facilmente ai cambiamenti. 
Quando si rende conto che il territorio normalmente frequentato dalle prede si fa arido e secco, mentre lui si fa sempre più canuto e bianco con troppi chiodi lasciati imbattuti alle spalle...mi si scatena. Cambia repentinamente. Sarà che a suon di bere vino scadente declamando poesie che non aveva mai letto se non qualche attimo prima j'è venuta la panza. No, cioè, scusate: sembra che si sia mangiato il globo dell'Atlante Farnese. E le prede stanno come d'autunno sugli alberi le foglie, e l'invida aetas passa inesorabile. Allora cambia. 
L'uomo di lettere non si estinguerà mai: è pieno di risorse.
Va in palestra. 

Ho detto: "Va in palestra".

Allora, l'uomo di lettere, in palestra, è riconoscibile come la ricevuta di una raccomandata nella cassetta della posta. Sai che, inevitabilmente, ci sarà da frantumarsi le palle. 
Intanto, l'uomo di lettere fa la cyclette. Leggendo un libro. Kafka, ti immagini. 
Ah, e ha una tuta di felpa di quelle che ci costringevano a mettere alle elementari, umiliandoci di fronte ad i compagni più cool che avevano le tute Adidas. 
Fa la cyclette, leggendo un libro, con i pantaloni di felpa di una tuta che avrà indossato l'ultima volta sul Carso, prima dell'ultima battaglia dell'Isonzo, e ha una maglietta di un gruppo rock che non ha mai ascoltato o una maglietta bianca talmente lisa da essere diventata orrendamente trasparente. 
Casistica vuole che l'unico tapis roulant libero confini a ovest con la sua cyclette. 
Curiosità ti spinge a sbirciare il titolo del libro che legge. I lettori lo fanno, ho anche letto un racconto che diceva una cosa del genere e mi ha esalatata moltissimo. 
Sei sulla cyclette, con i pantaloni di felpa di una tuta che ha fatto la Quarta Battaglia dell'Isonzo, con una maglietta lisa e fracica (passatemelo, è per la scienza) e cosa leggi? Minimo minimo, uno si aspetta che tu legga Hegel. Per ricordarti che è meglio pedalare. 
Storia Sociale dell'Arte, Hauser, un'edizione economica Einaudi che s'è scampata il Carso di poco. 
Il radical chic compra sempre libri usatissimi.
Sguardo compiacente. Sì, baby, sto leggendo la Storia Sociale dell'Arte. Vuoi che ti porti ad un noiosissimo vernissage dove potrò ipnotizzarti con idiozie lette e mescolate dadaisticamente nella mia testa? Sono quello giusto.  
Ma io c'ho i piercing e sono tatuata, in palestra ho la canotta da muratore e occhi solo per me stessa davanti allo specchio mentre faccio squat. 

Quanto mi da fastidio. Vuoi fissare il vuoto e auentare la resistenza? Brucia, dimagrisci, suda, fatica!
 
Ha puntato una. È radical, lei, è entrata prima con una borsa della forma e del colore del divano della sala d'attesa del mio medico curante, un paio di mary jane di vernice [Thor sa quanto le detesti] e, soprattutto, un libro sotto braccio. Comincio a pensare di essere in biblioteca. 
L'ha puntata, si vede. Lei lo vede. Lei sparisce, si cambia, e infine si palesa. 
Comincio a defaticare sul tapis roulant. 
Lei torna con un paio di superga, la tuta di felpa e una maglia bianca completamente lisa, ma ha il suo libro, un romanzo post trascendentale ambientato nella Germania dell'Est, quasi sicuramente. Appoggia le sue cose su una cyclette, lui si pulisce gli occhiali, raddrizza la schiena, aumenta la resistenza, è pronto all'attacco.

Lei sistema bene l'asciugamano, il cellulare, l'acqua Vitasnella, è pronta, comincia a pedalare. 
Approccio in tre, due, uno... "Mh, che cosa leggi?"

Defatico ancora l'I-pod mi propone "Eat you Alive" dei Limp Bizkit, mentre il miracolo della natura si compie poco distante dalla mia postazione. 

Scendo. Lei mi guarda con complicità, lui con sufficienza.
Anvedi che affare che avete fatto.

Signora radical, sentiammè: fai un po' di pulley down, che c'hai le braccia di pasta filante. 
 
 









venerdì 7 dicembre 2012

Dylan, addio!

Adoro. Semplicemente, adoro.


C'è una cosa strana che succede a noi collezionisti di fumetti.
Finisce lo spazio in casa, per esempio. 
Io da mo'che l'ho finito: 4 anni.
Prima avevo una porzione di stanza doppia. "Spazio? Quale spazio?" Però ero l'eletta, perché la ragazza che stava in quella catapecchia (nota ai più come Casa Sinuessa - ah, è lei che l'ha battezzta così!), al mio posto, prima di me - ovviamente- aveva una mensola. E io avevo una mensola sopra la scrivania, cosa che avrebbe dovuto farci presagire che sarei diventata una scienziata. Così non è stato. Ma questa è un'altra storia. 

Poi ho avuto mezza casa, ma era grande come la mia porzione di stanza doppia, in più affittata da un signore che risponde al nome di "Amó" [mio marito, per chi non frequentasse] che ama le fotografie. Gigantografie dove avrebbero potuto essere librerie. Savane, ghiacci polari a dimensione naturale. Ettari di bosco a forma di mobile grasso e ingombrante. 
E io sono arrivata candida: candida come un fiocco di neve. Con 8 scatoloni di libri. E ho continuato a sfornarne, negli ultimi due anni. Perché mia mamma è come me, ha bisogno di spazio per i suoi libri. 

Allora, Dylan, mio caro Dylan, compagno degli ultimi 7 anni di vita...
La nostra storia è un po' burrascosa, lo ammetto. Odi et amo. Ti ricordo che, per causa tua - insieme a Vasco e a Via col Vento - ho perso un fidanzato. Aveva una casa nuova comprata da mammà, già mi immaginavo chilometri di librerie. Mi ha detto "Alla tua età, leggi i fumetti? Sei messa male. Il fumetto è indice di superficialità, mi vanto di non averne mai letto uno". Anvedi che infanzia demmerda. Io sono stata iniziata al fumetto in tempi non sospetti, appena ho cominciato a leggere, perché mio padre aveva lasciato incustoditi presso la magione dei nonni, larga parte dei numeri di Diabolik, Tex e Mister No che leggeva da ragazzo. 
Poi una fa delle indagini e cerca la cosa più vicina ai suoi gusti. Il primo numero di Dylan Dog che ho letto è Il Fantasma di Anna Never. L'ho trovato ad un mercatino, per sbaglio. L'ho comprato ad 1 euro e 50 ed è la prima edizione. 
Dylan, che devo dire, mi sei piaciuto, anche se sei indice di superficialità. 
Poi ho avuto una semi tresca con un signore al quale ho omesso l'esistenza della mia collezione. Tanto, mi ha scaricata comunque. Ma credo che fosse reciproco.
Dylan, nel frattempo la mia collezione cresceva esponenzialmente. 
Color Fest, Albi giganti, Almanacchi della Paura, arretrati. 

Finalmente ho ricongiunto la mia collezione romana con quella sestrese, sono quasi due metri. 
Dylan, ieri sera mia suocera mi ha regalato ventisei voumi di dizionario enciclopedico UTET. Volevo saltarle al collo e fare una capriola in mezzo al salotto, ma non è educazione. 
Ne ho bisogno, di quello spazio. Sai, io amo i dizionari. 
Un dizionario - come diceva un'amica di mia mamma - è come una dentiera: ognuno deve avere il suo. 
Un dizionario ha bisogno di tempo, di attenzioni. C'è sempre un motivo per consultare un dizionario. Figuriamoci se enciclopedico. 
Io ho un problema con i dizionari. Mi succede di alzarmi, nel mezzo di una cena, e andare a cercare una parola sul dizionario. Molto spesso etimologico. Così, per essere sicura che stavo per dire una cosa interessante o, quantomeno, corretta.
 
Non mi ricordo, ma forse sì, chi avesse tentato di stupirmi (ma ci sarà riuscito?) con un DELI, di quelli un po' nani. Forse aveva paura di spiaccicarmi tra le pagine del DELI per adulti, a mo' di stella alpina. Non mi ricordo neanche perché. Però, aveva capito qualcosa della mia malattia per i dizionari.

Comunque, ora ho un DELI per grandi. Me l'ha regalato mio marito due mesi dopo che siamo andati a vivere insieme. Una parola al giorno va cercata, sul DELI. Anzi, ora che ci penso, riapro anche la finestrella del blog, così vi fate una cultura. L'Etimologia è una bestia strana: se è il tuo pane quotidiano e ne conosci i meccanismi, sai come domarla, il DELI  uno strumento di conferma e di affermazione del proprio io narciso (nel mio caso), oppure è il cilindro magico.

Cercare una parola sul dizionario presuppone cura ed impegno. Concentrazione, dedizione. 
Cerchi una parola per impararla, farla tua, usarla. Io li odio i dizionari online.
A me piace la carta, sfogliare le pagine, indugiare su altre definizioni e via dicendo. Perdere tempo, ecco.
Un dizionario Enciclopedico, figuriamoci! È da ieri sera che lo leggo. Sì, io i dizionari li leggo, non fateci caso.

Dylan, vedi, io non ce l'ho con te, ma non è che posso occupare un metro cubo di libreria con tutti i numeri della mia collezione.
Devo dire che mi ricordi anche un periodo non particolarmente festoso della mia esistenza. Mi ricordi la fame, la fame fisica e metafisica. Mi ricordi lo sbandamento delle tue avventure che sembrava uscire e occupare i miei spazi vitali. Mi ricordi quelle ore alla fermata del notturno, volti su volti di persone di cui non mi ricordo il nome. Mi ricordi amici che non frequento più perché non eravamo amici, ma un branco alla ricerca di cibo.
Poi, diciamolo, i disegni non sono più come una volta. Con il 315, la nostra avventura finisce, Dylan. Addio almanacchi, doppioni, speciali, collection books, albi giganti, color fest. 

Addio, Dylan, ormai sono cresciuta e tu sei cambiato. 

Sai, il Dizionario Enciclopedico ha una valore forte all'interno del mio barcollante sistema ideologico. 
È finita. 
E non guardarmi così, che mi fai piangere.


domenica 30 settembre 2012

L'uomo di lettere - medievalist version

Ho una fissazione. L'essere ignorante in materia di storia. Cerco di colmare lacune su lacune, per quanto ne abbia molte meno del pubblico medio. Tra le mie fissazioni, ci sono certi storici, nomi famosi. Garin, Pirenne, Le Goff. Se avessi avuto le palle per fare un corso di studio vero, non Scienze della Carta Straccia come ho fatto, avrei fatto Storia Medievale. 
Diciamolo, basta dire che il Medioevo è un periodo di passaggio, e i secoli bui, e le streghe, e si stava meglio quando si stava peggio, e non si lavavano, e la peste del Trecento. Leggete, perché il Medioevo è un periodo affascinantissimo.
Per dirne una, comincerei con Pirenne, Storia economica e sociale del Medioevo, anche se la leggibilità non è certo tra i suoi pregi. Secondo me, è  fondamentale. Non che l'uomo di lettere non lo sappia. Detto ciò, letto questo libro, Le Goff è un genio, lo adoro. Miei cari venticinque lettori, dovete leggere assolutamente La nascita del Purgatorio e L'immaginario medievale. Comunque.

Mercatino, di fronte ai saggi di storia. Lui ha un pantalone color senape, i mocassini (Dio mio, no!) e la giacca di velluto blu a coste, rosicchiata sui gomiti.

L'uomo di lettere: "Ti piace la storia, eh?"
Lei: "Sì, ma non tutta..."
L'uomo di lettere: "Studi storia, eh?"
Lei: "Veramente no..."
L'uomo di lettere: "Nemmeno io...Ma com'è che sei appassionata?"
Lei: "Perché studiare la storia è il minimo tributo che possiamo rendere a chi l'ha fatta"
L'uomo di lettere: "Scusa, in che senso?"
Lei: "Boh, leggiti questo*, fai una prova"
L'uomo di lettere: "No, a me il Medioevo non piace, sono secoli in cui non è successo niente, in cui la gente era ignorante..."
Lei: "Mi sembra che non siamo molto distanti da allora. Leggiti Pirenne e vedrai che non erano messi poi così male, nel Medioevo..."
L'uomo di lettere: "Ma figurati, quelli non sapevano neanche zappare. Infatti, praticamente fino alla Prima Guerra Mondiale, l'Italia è sempre stata indietro rispetto al resto del mondo..."
Lei: "Stai parlando di un universo parallelo? Vabbè, tanto è inutile parlare di storia con chi non la conosce. Ciao, buona ignoranza."
L'uomo di lettere: "Checcazzo, volevo essere gentile. Dai, ci sta pure il buffet, posso offrirti una cosa?"
Lei: "Mi offri una cosa gratis? A proposito di ignoranza..."
L'uomo di lettere: "Non te ne va bene una!"
Lei: "A te non te ne va bene, sono sposata".
L'uomo di lettere: "Mo'orasìchecapisco!"












Uomo di lettere, non finisce qui. 


*L'uomo Medievale, Le Goff

lunedì 17 settembre 2012

L'uomo di lettere: l'approccio sbagliato

Poste Italiane, odi et amo.
Vado alla posta con un bravo libro, "No One Here Gets Out Alive". Non è che sia un classico della letteratura, ma mi piace. Non ai livelli di Tempesta Elettrica, eh, capiamoci.
Il mio premio dopo un'ora di fila in posta - una raccomandata e un bancomat che non si riesce ad attivare per qualche assurda ragione da ricercarsi nei movimenti astrali - è un libro alla bancarella dei libri usati.
Fluttuo verso la bancarella con il mio libercolo sotto il braccio, comincio a spulciare tra i libri di Erri De Luca (per favore, no!) e Pirandello. Se la gente si libera di questi libri e non li conserva gelosamente, secondo me, c'è un motivo. Ma approfondiremo l'odio per Pirandello in separata sede, magari davanti ad un bicchiere di bianco.
Mi butto sui saggi. Quelle cose un po' da intellettuale di una volta, da radical chic senza i soldi.
Lo sapevate che l'uomo di lettere orbita intorno alle bancarelle dei libri usati e aspetta il momento migliore per tendervi una trappola, proprio mentre state scegliendo se comprare un saggio sul marxismo o la biografia di Napoleone?

Uomo di lettere: "Studi storia?"
Lei: "Veramente, ho finito Lingue" - sorriso finto/conversazione finita
Uomo di lettere: "Indovino: Tedesco e Francese"
Lei: "Avevi il 50% di possibilità: Inglese e Spagnolo"
Uomo di lettere: "Roma Tre?"
Lei: "Sapienza"
Uomo di lettere: "Però ti piacciono i Nirvana"
Lei: "Boh, sì, non più di tanto"
Uomo di lettere: "Com'è la biografia che stai leggendo?"
Lei: "Dei Doors".
Uomo di lettere: "[...]"
Lei: "Cobain biondo, Morrison moro, memorizza queste indicazioni e avrai un successone!"
Uomo di lettere: "ma..."
Lei: [sorriso finto/moffamolafinitachemistaiscocciando]
Uomo di lettere: "Cime Tempestose?"
Lei: "Prima che tu dica che è di Jane Austen, non lo è."
Uomo di lettere: "Vuoi un caffè?"
Lei: "No, lascia che lastrichi con un'ultima tenerezza il tuo passo che si allontana*"
Uomo di lettere: "[...]"
Lei: "Buonagiornata!"


*nota alla traduzione: cito uno dei versi preferiti da mio padre, non so in quale traduzione, né in quale edizione, tantomeno di quale anno.

mercoledì 5 settembre 2012

L'uomo di Lettere 2 - la musica

L'uomo di Lettere vero, quello radical chic, che vota PD, che fa Lettere da un paio di lustri ma non vuole ammettere di essere fuori corso perché "approfondisce lo studio con percorsi d'indagine letteraria personale", ha un problema con il glam e qualunque cosa lo riguardi. Il glam, storicamente, non mi si sposa con il vestiario radical chic, la giacca fintobuttatalìteggiuroerademinonno, poi, si sa, il glam è malvagio: beve birra e whisky.
Insomma, l'uomo di lettere, storicamente, innegabilmente, inevitabilmente, non ascolta hard rock, se non in rari casi studiati dal Consiglio Nazionale della Ricerca. Ascolta musica classica, lirica e da camera. A volte anche l'opera, ma raramente. Più spesso si spinge fino a Luigi Tenco. 

Insomma, ricordo ancora con orrore.
Macchina, autoradio, mi stavo facendo scortare a casa dopo il lavoro. 
Lei: "Ma che è 'sta roba? Senti Radio Maria, appena mi distraggo un attimo?"
Lui: "Ma dai! È un cd di musica barocca che mi hanno regalato..."
Lei: "Scusa?"
Lui: "Musica barocca!"*
Lei: "..."
Lui: "Non ti piace?"
Lei: "Ora, non pensare che sia la solita ignorante un po' grezza che si rimorchia nei bar. Io ho letto Guerra e Pace e tu no, mi butto avanti. Ma sta roba è inascoltabile, non-si-può-sentire!"
Lui: "Cosa proporresti?"
Lei: "Ti attacco l'i-pod, ti stupirò con effetti speciali".


Lui: "..."
Lei: "Non sono splendidi?"
Lui: "..."
Lei: "Ok, ti stai sforzando di compiacermi per non offendermi. Senti questa."
Lui: "Ma cosa ci trovi in questi gruppi di capelloni? Sono tutti uguali, alcolizzati e vestiti da donna!"
Lei: "No, stiamo parlando dei Mötley, Dr. Feelgood, mi spiego? Ti dico solo Tommy Lee e Nikki Sixx"
Lui: "Ti ricordi a memoria la formazione di un gruppo rock e sono non riesci a dare un esame da mesi"
Lei: "Appunto, forse dovrei cercare qualcuno che mi presti Girls, Girls, Girls, invece che La Morte a Venezia con testo a fronte!"
Lui: "Possiamo trovare un compromesso?"
Lei: "Potresti farti una cultura musicale!"
Lui: "Il metal non è cultura musicale, pensavo che ti piacessero i Doors"
Lei: "Per tua informazione, i Mötley stavano sotto la stessa casa discografica dei Doors"
Lui: "Mi fai incazzare! Usa la tua memoria per studiare le cose serie, non 'ste stronzate!"
Lei: "Scàricati un porno, ne hai bisogno, io scendo qui".

Morale: Se devi scegliere fra l'hair metal e un radical chic, scegli l'hair metal.

*un piccolo appunto. Il tono di "Musica Barocca" suona un po' alla Clark Gable in Via col Vento, quando Rhett dice a Rossella: "Ma non deve esservi sfuggito che, da qualche tempo, l'amicizia che nutro per voi si è mutata in un sentimento profondo, un sentimento più bello, più puro, più elevato. Posso osare di chiamarlo amore"?


mercoledì 18 luglio 2012

la volpe e l'uva (remake)

A me dispiace essere insopportabile, lo giuro.
Mi dispiace essere stata molto più insopportabile in passato e di aver trattato molto male persone che non se lo meritavano. 
Ora posso dire una cosa?
Insomma, c'è una categoria di primati che mi manda in bestia. È, in realtà, la fusione tra due grandi categorie, i "venditori d'aria fritta" e i "fantasmi del passato". 
Il venditore d'aria fritta ha caratteristiche anagrafiche ben precise - la statistica non mente -che ora non starò ad elencare, e caratteristiche fisiche ben definite. Vorrei svelarvi il segreto, ma non si può, è un blog pubblico, questo. Il venditore d'aria fritta ti stordisce con il delirio perché, fondamentalmente, è un cesso. Sa tutto lui, ha letto tutto, si occupa di msica, cinema, teatro, letteratura contemporanea, ingegneria edile e, soprattutto, di freddure.
Partendo da questo presupposto, dato che sappiamo già che l'accannerete con la peggior scusa che vi venga in mente, non ve ne libererete mai. Ho cambiato due numeri di cellulare e 3 indirizzi, ma niente, incombono. Quelli non mollano, si devono riscattare ai vostri occhi. "Non ti avevo capito, ma ora so...".Avevi già fatto una diagnosi piuttosto chiara, tempo addietro, ne avevamo preso atto, ti ho restituito tutto, quello che non ti ho restituito, perdonami, l'ho venduto. 
Dato che sono due giorni che il mio segno zodiacale è in conflitto con il segno di venditori di aria fritta (vedi sopra), sono due giorni che vengo invitata a compiere riflessioni su ricordi che il mio cervello ha catalogato da tempo, e con una vistosa etichetta "trash". Non nel senso dell'album di Alice Cooper, ovviamente. 
Mannaggia al venditore di aria fritta e ai suoi mille modi di darti fastidio. Il vero problema, con loro è la comunicazione. Vivono di giochi di parole, citazioni da verificare e autocompiacimento per l'inintellegibilità del loro discorso. 
È successo un po' come con la matematica. Alla seconda frase che non capivo, ho smesso di ascoltare. Alla seconda scocciatura che mi ha arrecato, ho segregato la pratica e ho aspettato speranzosa che se ne andasse dalla mia vita. E l'ha fatto, oh, se l'ha fatto.
Ora, miei cari venditori di aria fritta, siete 4, nella mia triste e misera carriera, ma in due vi siete fusi con la categoria "fantasmi del passato", che comprende tutte quelle persone con cui hai interrotto i rapporti senza un vero e proprio perché e li hai ripresi per un latente senso di colpa, non sapendo che questi volevano solo rinfacciarti quanto cazzo sei stronza, o stupida, o piena di te, o inadatta al mondo, io invoco la legittima difesa e la Convenzione di Ginevra. Cioè, no, vabbè. 
Regia, date loro una vita da vivere. Non ho bisogno di ulteriore spam nella casella di posta.
Telefonatemi, almeno mi autoricarico.
Detto questo, ah, perdonatemi, ho da darmi delle arie con questa frase finale: nondum matura est, nolo acerbam sumere.


lunedì 9 luglio 2012

Alemanno e gli uomini dei libri radical chic

Sindaco Podestà Alemanno,
è lunedì per tutti. Stamattina alle sette e mezza, i suoi operai, poracci, stavano trafficando all'Accademia del Superfluo, nota ai più come Cappella Orsini o Chiesa di Santa Maria in Grotta Pinta. Benissimo. Non so se si ricorda: qualche mesetto fa dei suoi amichetti fascistelli l'hanno incendiata. Vado così sicura sull'attribuzione politica perché ormai noi di sinistra siamo tutti radical chic e, al massimo, avemmo fatto un reading di poesie di un qualche autore della resistenza libica. Per dire. 
Dunque, è lunedì, e i ragazzi dell'AMA mi hanno citofonato alle 7.30 e alle 7.31 gli operai hanno cominciato ad ingiarmare i ponteggi. Signor Sindaco, comincio un po' a rompermi i coglioni. Ora ho messo i Dimmu Borgir a palla, per far sapere al quartiere che non subisco passivamente, ma voglio dare il mio contributo attivo al disturbo della quiete pubblica. 

A proposito di radical chic, ieri ho letto un libro radical chic, pieno di racconti di uomini che piangono e che 'aspettano'. Diocheppalle.
Approccio radical chic: le donne non tornano, se non sono radical chic anche loro. E, se tornano, lo fanno per rinfacciarti cose, poi andarsene. Comunque, se uno vuole essere radical chic, mica glielo impedisco io. Dico solo che i libri radical chic andrebbero segnalati con apposite etichette. Oppure lasciati con il finale aperto: lui aspetta che lei scenda e si palesi in fondo al vialetto. Ma con un'ascia. Ah, glorioso finale pulp.
Lui si alcolizza al bar e stramaledice quella zoccola della sua ex, poi lei passa con un altro e lui che fa, pensa a come uccidersi. Poi... lui prende la solita picozza, quella che serve per rompere il vetro in caso d'emergenza, e via dicendo. Stupiteci, uomini.
Potrei continuare per ore. Lei che fa la studentessa universitaria triste e solitaria, quella che legge Kant a tempo perso, lui che fa finta di leggerlo a sua volta, lei se ne va per sempre. Il filo conduttore, allora, è che non siete in grado di rapportarvi con l'altro sesso. Lei ti ha portato via anche il pesce rosso? Benissimo, l'hai mai visto L'Enigmista? No, questi "aspettano". Io mi scoccio ad aspettare l'autobus, figuriamoci. 
Ma è così, è vero. L'uomo radical chic ti aspetta. Difatti, che mi ricordi, questo discorso l'ho già fatto.
"Aspettavo che mi chiamassi". 
"Infatti ti ho chiamato io, che mi risulti"
"Ah-ah, è vero! Ti va di uscire, stasera?"
"Sì, ma lavoro. Finisco alle 3 e mezza/quattro, se mi intorto i colleghi alle 4 in punto arrivo a Testaccio"
"Ma figurati, ti aspetto fuori del lavoro"
"Non serve, ti raggiungo io"
"Se vuoi ti aspetto alla fermata dell'n11".
"Hanno liberato Bilancia?"
"No, non credo"
"allora non starmi ad aspettare, ci vediamo domani verso pranzo, se vuoi"
"Bene, allora. Magari ti aspetto in chiusura se gli altri se ne vanno. Sennò, domani, aspetto una telefonata quando ti svegli, ok?"

La sta ancora aspettando. Mi dispiace sul serio, ti giuro, avrei voluto chiamarti, ma aspettavo l'ispirazione. Una storia che poteva andare avanti per altre 16 ore, finita così.

Sono quelle atmosfere da "Ci penserò domani", d Pooh. Per carità, amo quella canzone.
Tornando ai nostri racconti, l'uomo radical chic ha dei limiti, è per questo che ho sposato uno che è impazzito con me di fronte alla prospettiva della Sagra delle Lumache. 
Un'altra cosa che mi da fastidio di questi uomini è che dicono tremila volte "cazzo", in momenti della frase in cui non ce n'è bisogno. Scrivono come Cobain nei suoi diari. Hanno quel certo non so che di saccenza e voglia di farsi prendere a sputi: "Non leggere il mio diario quando non ci sono. OK, adesso vado a lavorare. Quando ti svegli stamattina, leggi pure il mio diario. Fruga tra le mie cose e scopri come sono fatto". Quel piglio da adolescente segaiolo che mi manda in bestia.

Niente, forse quel libercolo non meritava tutta questa malignità, è che vicino alla virilità di fine Ottocento degli uomini de "L'ultimo dei Mohicani", sparirebbe chiunque.