È lei!

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lunedì 24 febbraio 2014

Roba da palestra - che coss'è l'amor

(ultimamente la levatura culturale dei miei post, già raramente di ispirazione hegeliana, va sprofondando verso il grezzo e il coatto. Tornerò quella di una volta.)

Stamattina, probabilmente a causa del forte afflusso di sangue al cervello, mentre ero a testa in giù a tonificare le chiappe in vista dell'ormai imminente (cazzo di) prova costume, ho rivisto una scena che tormentava le mie 4 serie di pressa, anni fa. L'amore che sboccia. Quell'amore tipicamente intellettuale da "abbiamo letto gli stessi libri e visto gli stessi film", da "Anche tu Ryuichi Sakamoto*? Che coincidenza!". Per capirsi. 

In questi casi il tempismo è 'na roba che ti manda fuori di testa. A te, spettatore, dico.
Si allenavano insieme, puntualmente a 135 tapis roullant di distanza. Solo per rispolverare un furor di didoniana memoria e metterti nella condizione di schivare una serie di sguardi lascivi facendoti sentire un carciofo in mezzo ad un mazzo di rose. 
La tempistica, signori miei, la tempistica.
Finito il riscaldamento, lui andava da una parte, lei dall'altra.
Lui entrava nello spogliatoio, lei faceva affondi, io la pressa.
Lei poi arrivava per fare la pressa dopo di me, lui cominciava a fare gli affondi. Bontà divina, ti ci voleva tanto a non entrare nello spogliatoio e a tampinarla come tutta la sala pesi si aspettava che facessi? No, niente. 
"Ora mi alzo e glielo dico". Ma, diciamolo, la Ragazzina dai Capelli Rossi è del Nord, e noi del Nord, tendenzialmente, ci facciamo i cazzi nostri che campiamo cent'anni.
"Posso prolungare la pressa. Ne faccio 65, di serie. Parlatevi, su. Chiedile se sta aspettando che mi alzi, quando hai finito di farle l'eco Doppler."
5 minuti dopo, inevitabilmente mi alzavo.
La trafila continuava per 40 minuti. Si staccavano, si rincontravano, si mancavano per 2 addominali e mezzo dorsale. Se fossimo stati in un film Disney o in "Tutti Pazzi per Amore", ci saremmo messi a cantare "Wicked Game" in coro.
Poi lei prese una decisione. Perché tutti sapevamo e lei sapeva che noi sapevamo perché lui l'aveva detto a Tizio, che l'aveva detto a Caio che l'aveva detto a Sempronio, che si erano presi la libertà di invitarla ad un elargizione delle sue grazie non prevista dal piano regolatore.

Si chiuse nella sala fitness, sembrò non ne volesse più sapere. Chi mi ama mi segua, insomma. Ma cazzo, dai, a pilates?

"Ma come? E ora che corro senza riconoscere il calore dell'antica fiamma, che faccio?"
La Ragazzina dai Capelli Rossi pensava seriamente di intercedere per il giovanotto, ma il pensiero dell'ammontare dei contributi pagati annualmente la spinse a dare la priorità al campare cent'anni. Era pur sempre del Nord.

E lui entrò in sala fitness. Pilates. 
Ah, l'amore. E lui uscì dalla sala fitness, entrò nello spogliatoio. Poi uscì. Lei uscì dalla sala fitness. "Ci siamo. Uno di pop corn giganti e una tanica di Coca Cola."

"Ciao."
("Ahó, che j'ha detto?")
"Ciao"
"Ciao"
"Mpf"
("Regà, mbèh?")
"Ti andrebbe un caffè?"
"Sì"
In quel "sì" c'erano 3/4 del testo di "Violentami" di Jo Squillo.
Nel 1/4 rimanente, stipate a forza, ci stavano tutte le strofe di "Comprami", di Viola Valentino.

("Ahó, jaffàtta?")
("Pare de sì")
("Je costa pure poco, chesaramaincaffè")
("Dice pure un cappuccino")
("No vabbè, è l'una, magari la portasse a pranzo...")
("Mapranzodeche?")
("Guarda che anche sì, a pranzo")
("Stai addì, che sei genovese, voi vi offrite i bicchieri d'acqua")


Esce lui, esce lei. "Ahó, me stava a scadè 'r semestrale, jelhaifatta!"
(Amici: non portateli in palestra. Se non avete amici, non fateveli in palestra)


Riporto questa domanda per meri fini scientifici: se un uomo ti offre un caffè, c'è sempre un secondo fine?


*per inciso, ignoro beatamente chi era costui, ma so che in casa ci sono un sacco dei suoi album.

mercoledì 12 febbraio 2014

Roba da palestra - qui si tratta di diritti civili

"Signori della Corte, 
ma di cosa stiamo parlando, se non diritti civili? Ho ascoltato lungamente il dibattimento dell'accusa contro il mio assistito, il quale, pare, sarebbe accusato di programmare la sua presenza nella zona denominata "sala fitness", accesso consentitogli, peraltro, in base alle regole della palestra che, per sua conformazione strutturale, presenta una sala pesi di distribuzione alquanto dispersiva e, anzi, dannosa per l'imputato che, passeggiando senza requie tra un corridoio e l'altro, incorre nel rischio di infreddature e contratture. È dunque da imputarsi alla malafede del mio assistito il fatto che la sala fitness sia interamente coperta di specchi, seppur di discutibile fattura? E che, dunque, anche il minimo sguardo di sottecchi rimbalzi per chilometri di materiale riflettente dando così la malaugurata immagine di maniaco di cui stiamo quivi dibattendo? 
Vogliamo negare, dunque, Vostro Onore, che, seppure fosse, stiamo parlando di privare un onesto cittadino dell'innegabile diritto di cui potrebbe godere se si trovasse in una palestra in cui la sala fitness altro non è che un'enorme gabbietta vetrata contenente culi all'aria?"

Cominciava così la mia arringa in difesa del poveraccio oggi accusato di essere, oggettivamente, un osservatore di chiappe.
E che sarà mai. Nella palestra dove andavo prima, spostavano le cyclette dietro la glute. Ogni mattina tornavano a posto, davanti ai tapis roulant. Ci andavi alle 6 di sera, facevi gambe, e regolarmente dietro alle tue chiappe avevi i posti a sedere dell'Ariston. C'era pure la maschera che ti accompagnava alla poltrona. 

Bene, detto questo, il punto centrale della mia arringa difensiva era che, indubbiamente, farsi una panoramica di chiappe inevitabilmente esposte allo sguardo dell'osservatore grazie alla posizione del cane (alla vostra destra) è molto più coerente col contesto che portarsi da leggere. Sei in palestra, non in biblioteca. Sei in palestra e leggi L'Espresso? Ma per favore. Usi L'Espresso come scudo crociato per difenderti da qualsiasi insinuazione. Appena qualcuno incrocia il tuo sguardo, apri L'Espresso alla ricerca di una gigantografia di Cuperlo da usare come argomento di conversazione. Troppo facile e poco coerente. Preferireste prendere un caffè con uno che vi ha fatto una TAC senza liquido di contrasto o con uno che ti parla di Renzi o dell'editoriale di Scalfari?
Ricordate che l'Uomo di Lettere legge l'Hauser, in palestra? E viene disprezzato per come mi inquina visivamente un ambiente saturo di addominali e quadricipiti torniti a mano e cotti a legna a lievitazione naturale, con le sue t-shirt bianche Made in Cartagine?

Poi, signori della corte, abbiate pazienza: signore della corte, anzi. Ma voi, non guardate mai chi fa kettlebell? Li evitate come la peste urlando allo scandalo? Domineiddiotuttistiaddominalicheschifo!
Ma io sono una fan dei Manowar, non faccio testo. E, in quanto fan dei Manowar, sono un po' grezza. Beccateve questa. Quando nessuno vi guarderà più le chiappe, piangerete.
 





lunedì 25 novembre 2013

De bodrillīs (Liber II)

(Trovate il Liber I cliccando qua)

La mia esperienza insegna che, per quanto possiamo raccontarcela col "sono bella dentro", "sono superiore, non mi importa ciò che pensano gli altri", "io sono bella così", in linea di massima sono cazzate. È terribile, ma qualcuno doveva pur dirvelo. 
Una canzone come "Fat-bottomed girl" ha cagion d'essere solo se a cantarla è un uomo che notoriamente non è interessato alle donne. Trascurando l'intrascurabile fatto che i Queen mi danno sui nervi (shame and scandal!), una canzone sulle grassone (che fanno da nave scuola tra un inciso e un tra le righe), vi prego, no.

La mia esperienza nel settore, avendo conosciuto pachidermi in forma umana, conferma che il "grasso e felice" è un'invenzione della stampa di sinistra e che, al massimo, può essere "grasso e diabetico", "grasso e infartuato" ecc. La grassona media, però, (di cui indubbiamente conosco i drammi psicologici, essendo io medesima lievitata di 10 chili da quando vivo con mio marito e avendo pianto lacrime sufficienti ad alimentare una centrale idroelettrica, prima di decidere che toccava dimagrì) non vuole dimagrire, manco ci prova. Questo mi manda ai matti. Magari piange (o ti strappa la fodera della giacca quando ti chiede di fargliela provare) ma non smette di mangiare per alcun motivo.

Tutto nasce dal caffè delle 7. 
Il mio caffè senza zucchero. Il mio caffè senza zucchero con un biscotto integrale e una banana, quando alle 7, mentre studiavo, mi sarei scofanata 4 polli fritti e una Coca. 

Bisogna essere forti. Ho mangiato uno yogurt ed è passato il desiderio di pranzo-del-giorno-del-Ringraziamento che mi stava travolgendo l'anima.
Allora siamo andati a prendere il caffè sotto casa e c'era una bodrilla.

Io mi domando e chiedo, per quale ragione?, chi te l'ha consigliato di mangiare un tramezzino col tonno e di berci dietro il cappuccino? Sant'Ilario, io almeno il tonno lo mangio con la salsa piccante! Non che sia una roba da Gambero Rosso, ma rispetto a tonno e cappuccino, cazzo, Vissani si è sentito spodestato dal mio intuito culinario!
Mi sembri quella che beveva il caffelatte con la carbonara a Via Cavour l'altra mattina! Anche i miei nani si sono scandalizzati, sebbene vivano di pan carré e sottilette pure loro.

Ora, per caso, ho letto su Repubblica (ci casco sempre, lo so) il titolone "I compagni mi chiamano cicciona" e si lancia dal balcone. 
Titolone fa rima con bestemmione, che ve lo dico a fare. Sono passati 10 anni da quando ero un'adolescente idiota (conservo ancora qualche strascico di adolescenziale idiozia, seppur non continuativamente) eppure "noi non eravamo così". Forse perché eravamo tutti mediamente magri o perché avevamo altro a cui pensare, tra cui "studiare a morte che domani Daneri interroga", "legarci alla scrivania perché c'è compito su Kant" e via dicendo. O, banalmente, uno prendeva 3 e faceva spallucce, raramente si tratterà di un complotto internazionale contro di te, più probabilmente bastava sciaccarsi* un po' di più sui libri.  
Noi non davamo del ciccione a nessuno. Potevamo darci gran botte di troia, ecco, ma comunque nei limiti dei dati raccolti per la formulazione della teoria e la verifica mediante esperimento. Soprattutto, nessuno si suicidava. Nessuno viveva drammi tali che giustificassero il suicidio. 

Tornando alle bodrille, insomma, ciò che chiamo "bodrillismo" è da riferirsi all'inedia che coglie la bodrilla, quella che mangia i biscotti stando sdraiata a letto, che non va in palestra perché in palestra si fatica, che non mangia di meno perché ha oggettivamente fame e via dicendo. 
Io trovo che, nel terzo millennio, non ci sia motivo di suicidarsi per una roba del genere. 
Poi prendevano in giro noi della fine degli ani '80 che risentivamo delle radiazioni di Chernobyl. Qui, o c'è stato un disastro nucleare sotto il nostro culo e non ce ne siamo accorti o, come nel film di Carpenter, gli alieni hanno ingravidato le nostre donne e i figli di quest'unione distruggeranno la nostra civiltà, o ho finito le ipotesi. Una generazione di indemoniati, mi sembra.

Ahó, dateve 'na carmata. Non nel senso di "datevi in faccia il vostro kharma".
Io scherzo, gioco.
Sono una figlia degli anni '90 (dai, diciamo di sì), e ho in mente solo Claudia Schiffer e Naomi Campbell, come modelli di bellezza femminile. Inutile ribadire che sono rossa e, al massimo, potevo ambire a Sarah Ferguson.
Abbè.
Per me "magro" non è bello. Per me "tonico" è bello. Chiariamoci.

Tornando al De bodrillīs, non posso non significarvi che avrei voluto urlare "a' bodrì, molla 'r tramezzino e viettaffà du' anni de leg curl, eddaje".

Sembra che te sei magnata un pianoforte a coda con la custodia.

Se eri l'iceberg del Titanic, t'avevano vista da prima e s'erano salvati tutti.

Generazione di indemoniati, a noi hano insegnato che abbiamo troppe cose da fare per rimanere indietro. È la mia, la generazione dei bambini che facevano pianoforte-sport-nuoto-unalinguastraniera-uncorsodicakedesign-avevano3lauree-dovevanodiveniredegliscienziati.

Trovate quello che noi freelance chiamiamo USP, Unique Selling Point, e vendetevi al meglio.

Nemmeno io sono sto pezzo di fica (e, se lo fossi, sarei molto piccolo ma discretamente largo), eppure non mi è mai venuto in mente di lanciarmi a volo d'angelo dall'Empire State Building. Anzi, sono nevrotica, isterica, profondamente incerta ed indecisa, sono un fiume e faccio cose senza pensare alle conseguenze. Mi bendo, giro su me stessa, giro, giro, e vado.
Ecco, il mio USP non sono le chiappe di marmo, né la taglia 40.

Quindi, bodrille, non suicidatevi, per l'amor di dio, sennò nessuno mi pagherà mai la pensione.

Bodrille, a tutto c'è soluzione, fuorché alla morte, dicono.

*sprecarsi, affaticarsi sulle sudate carte, di leopardiana memoria.






giovedì 18 aprile 2013

l'uomo di lettere deluxe edition: la palestra

L'uomo di lettere è un animale che si adatta facilmente ai cambiamenti. 
Quando si rende conto che il territorio normalmente frequentato dalle prede si fa arido e secco, mentre lui si fa sempre più canuto e bianco con troppi chiodi lasciati imbattuti alle spalle...mi si scatena. Cambia repentinamente. Sarà che a suon di bere vino scadente declamando poesie che non aveva mai letto se non qualche attimo prima j'è venuta la panza. No, cioè, scusate: sembra che si sia mangiato il globo dell'Atlante Farnese. E le prede stanno come d'autunno sugli alberi le foglie, e l'invida aetas passa inesorabile. Allora cambia. 
L'uomo di lettere non si estinguerà mai: è pieno di risorse.
Va in palestra. 

Ho detto: "Va in palestra".

Allora, l'uomo di lettere, in palestra, è riconoscibile come la ricevuta di una raccomandata nella cassetta della posta. Sai che, inevitabilmente, ci sarà da frantumarsi le palle. 
Intanto, l'uomo di lettere fa la cyclette. Leggendo un libro. Kafka, ti immagini. 
Ah, e ha una tuta di felpa di quelle che ci costringevano a mettere alle elementari, umiliandoci di fronte ad i compagni più cool che avevano le tute Adidas. 
Fa la cyclette, leggendo un libro, con i pantaloni di felpa di una tuta che avrà indossato l'ultima volta sul Carso, prima dell'ultima battaglia dell'Isonzo, e ha una maglietta di un gruppo rock che non ha mai ascoltato o una maglietta bianca talmente lisa da essere diventata orrendamente trasparente. 
Casistica vuole che l'unico tapis roulant libero confini a ovest con la sua cyclette. 
Curiosità ti spinge a sbirciare il titolo del libro che legge. I lettori lo fanno, ho anche letto un racconto che diceva una cosa del genere e mi ha esalatata moltissimo. 
Sei sulla cyclette, con i pantaloni di felpa di una tuta che ha fatto la Quarta Battaglia dell'Isonzo, con una maglietta lisa e fracica (passatemelo, è per la scienza) e cosa leggi? Minimo minimo, uno si aspetta che tu legga Hegel. Per ricordarti che è meglio pedalare. 
Storia Sociale dell'Arte, Hauser, un'edizione economica Einaudi che s'è scampata il Carso di poco. 
Il radical chic compra sempre libri usatissimi.
Sguardo compiacente. Sì, baby, sto leggendo la Storia Sociale dell'Arte. Vuoi che ti porti ad un noiosissimo vernissage dove potrò ipnotizzarti con idiozie lette e mescolate dadaisticamente nella mia testa? Sono quello giusto.  
Ma io c'ho i piercing e sono tatuata, in palestra ho la canotta da muratore e occhi solo per me stessa davanti allo specchio mentre faccio squat. 

Quanto mi da fastidio. Vuoi fissare il vuoto e auentare la resistenza? Brucia, dimagrisci, suda, fatica!
 
Ha puntato una. È radical, lei, è entrata prima con una borsa della forma e del colore del divano della sala d'attesa del mio medico curante, un paio di mary jane di vernice [Thor sa quanto le detesti] e, soprattutto, un libro sotto braccio. Comincio a pensare di essere in biblioteca. 
L'ha puntata, si vede. Lei lo vede. Lei sparisce, si cambia, e infine si palesa. 
Comincio a defaticare sul tapis roulant. 
Lei torna con un paio di superga, la tuta di felpa e una maglia bianca completamente lisa, ma ha il suo libro, un romanzo post trascendentale ambientato nella Germania dell'Est, quasi sicuramente. Appoggia le sue cose su una cyclette, lui si pulisce gli occhiali, raddrizza la schiena, aumenta la resistenza, è pronto all'attacco.

Lei sistema bene l'asciugamano, il cellulare, l'acqua Vitasnella, è pronta, comincia a pedalare. 
Approccio in tre, due, uno... "Mh, che cosa leggi?"

Defatico ancora l'I-pod mi propone "Eat you Alive" dei Limp Bizkit, mentre il miracolo della natura si compie poco distante dalla mia postazione. 

Scendo. Lei mi guarda con complicità, lui con sufficienza.
Anvedi che affare che avete fatto.

Signora radical, sentiammè: fai un po' di pulley down, che c'hai le braccia di pasta filante. 
 
 









mercoledì 13 febbraio 2013

Roba da palestra: l'isteria

M.: "Proprio 'na pazza, te 'sto addì! 'n'oca, 'na deficiente! Ma poi le scenate, l'isteria, e checcojóni! E uno torna a casa e ce trova quella che oltre che n'avé fatto 'n cazzo tutto 'r giorno, c'ha pure da lagnasse..."
L'altro: "Mbeh, dai, ma l'hai accannata proprio?"
M.: "Po' pure morì, 'aaaaastronza! Quando s'è ripresa 'a mondezza che m'ha lasciato a casa, poppuremorì"
Lei: "Abbè, magari è un momento! Chiedi a mio marito, io ho passato un anno di isteria continua, eppure stiamo ancora insieme..."
M.: "Prendi la roscia, qua, è isterica, no, cioè a volte je sfavilla da quanto je rode, almeno lo dice!"
Lei: "Sì, magari non sbandieriamolo, eh!"
L'altro: "Parevi così cheta cheta!"
Lei: "Quando mi rode, mi rode. Secondo te perché sto affà step race da mezz'ora?"
Matteo: "perché io ci penso, a tuo marito. E ti ho fatto una scheda che a) sviluppa i muscoli necessari per adempiere aituoidovericoniugali in modo prolungato e continuativo b) che per il resto ti sfascia talmente che quand'arrivi a casa c'ha manco 'r tempo de dije gnente, che stai solo a pensà al divano. Un uomo le apprezza, queste cose, Cioè, Valentì, tutte le isteriche le becco io...checcojoni, guarda!"
Lei: "Eh, vabbè, che ci vuoi fare? Vuoi sparare a tutte le isteriche per ridurre il rischio?"
M.: "No, ma a tutte le isteriche che j'ho fatto la scheda...cioè, a quarcuna je pijerà n'infarto, no?"

Palestra: per un mondo migliore.

martedì 9 ottobre 2012

Roba da palestra II

Io...non è che ce l'abbia sempre con tutti, ma ci sono cose che mi mandano fuori di testa; divento Mr Hyde in tre rapide mosse. Ieri ho sbroccato per un "sciacquarsi la bocca", che è una delle espressioni più cafone e da stronzetto che mi vengano in mente. Chi l'ha usata, mi auguro, non sapeva del mio odio verso quest'espressione. Allora mi sono controllata, ho raccolto il mio poco buon senso e me lo sono dato in faccia per distrarmi.
Oggi, sempre pensando a quel "sciacquarsi la bocca", sono andata in palestra e ho fatto il mio record di tapis roullant e di pectoral machine. Mentre mi lusingavo da sola con i miei primi pesi da grande e non più della Chicco, mi si avvicina una bodrilla.
il gazometro
Io le bodrille le guardo con schifo, con odio. Essendo stata bodrilla a mia volta ed essendo uscita facilmente dal tunnel con diete analcoliche e ore di palestra, non provo alcuna pietà. Dimagrisci, che mi fai schifo. Il tapis roullant cigola, quando ci cammini sopra. Quando fai panca piana il bilancere non si vede, dietro quella montagna di lardo. C'hai i grasselli sui polsi come i bambini grassi. E vorrei che mi dessi il numero del tatuatore, quello che ti ha fatto un'esile fatina sul collo taurino che ti ritrovi. Devi correre, fare cardio, step, dimagrisci! E invece no: mi sembri il gazometro e fai i pesi da 1kg. Mi occupi 3/4 del campo visivo e non ti sei nemmeno fatta i baffi. Poi ti lamenti con l'amica tua che il tipo che stavi puntando (presumibilmente per mangiartelo) ha detto che per sbaglio ci s'è fatto un nodo e mejodenò.
Io non lo so. Poi ti metti sulla panca a fare gli addominali e non ti ci stanno i polpacci, cosa che costringe l'istruttore a distrarsi dalla mia scheda per risolvere il problema.
Per finire, non ti fai la doccia in palestra ma fuggi via grassa come un ratto che si sia mangiato una 600, perché "non mi spoglio davanti a tutti".
Secondo me, è perché non entravi nei box doccia.

giovedì 27 settembre 2012

Roba da palestra

Quando vai dall'istruttore a farti fare la scheda è un po' come se andassi dallo psicanalista. Gli devi raccontare una riga infinita di affari tuoi, le tue motivazioni, le tue esperienze passate e le tue aspettative. Lui che ti ha lasciata perché hai le maniglie che manco Porta Pia prima della breccia, lei che ti ha abbandonato sulla Pontina perché ha trovato uno che la porta al Labaro a strafogarsi come un'otaria bulimica. Ti confessi, insomma. Devi anche mettere per iscritto il tuo peso, decimali inclusi. Ti affidi ad un signore che ha studiato per aiutarti a diventare una creatura diversa da Brenda in Slither, di cui vi propongo una magnifica diapositiva.Detto questo, non si possono dettare regole: l'istruttore fa il suo lavoro. E tu, a tua volta, devi fare il tuo. Altrimenti, è come dire all'idraulico di ripararti il tubo che perde senza toccarlo o senza rompere il muro. Nunsepoffà. C'è Vanna Marchi, per quello, ma mi risparmio la diapositiva.

Chiappona: "Buona sera, vorrei fare la scheda"
Istruttore: "Prego. Allora, qual è il suo scopo?"
Chiappona: "Tonificare".
[Quando dico "Chiappona", non è che sia fissata o imbevuta di pregiuzi. Chiappona per me vuol dire taglia 52 su un metro e quaranta di altezza]
Istruttore: "Sì, ma prima di tonificare, sarebbe opportuno stabilire un percorso da seguire per i primi due o tre mesi, di tipo cardio, aerobico, mi spiego?"
Chiappona: "Capisce? vorrei che il sedere fosse un po' meno flaccido"
Istruttore: "Benissimo, però, prima, va dato...diciamo...un colpo di scure al resto. La segue un dietologo?"
Chiappona: "No."
[e allora che ci fai in palestra? Perché non vai direttamente a farti macellare?]
Istruttore: "Sarebbe meglio se..."
Chiappona: "Ma io non voglio stare a dieta"
Istruttore: "[...] Ok, allora, quante volte ha idea di venire, qui, in palestra?"
Chiappona: "Una a settimana, va bene, no?"
Istruttore: "Dipende dai risultati che vuole ottenere..."
Chiappona: "Vorrei perdere una decina di chili"
Istruttore: "[sguardo da "uno sputo nel mare"] Credo che due volte a settimana sarebbe ottimale, per cominciare. Riscaldamento: 10 minuti di cyclette, anche 15 se riesce. Segue qualche lezione? Aero step sarebbe ottimo."
Chiappona: "Faccio pilates, con Anna"
Istruttore: "[soffocando una bestemmia] Dopo la cyclette, ecco: affondi. Le faccio vedere: lei prende i pesi, le prime volte anche da un chilo e, con le gambe piegate, vede..."
Chiappona: "Sì, ma così non faccio niente..."
Istruttore: "Invece è molto utile per..."
Chiappona: "Ma questa macchina a cosa serve?" [indica la gluteus machine]
Istruttore: "Per i glutei"
Chiappona: "Allora voglio fare questa!"
Istruttore: "Sì, ma prima..."
Chiappona: "No, questa va bene, rassoda"
Istruttore: "Sì, ma sto cercando di..."
Chiappona: "Non voglio fare cose inutili, voglio fare glutei, rassodare."
Istruttore: "Allora, dopo gli affondi, può fare una serie di questo e un po' di squat, le faccio vedere"
Chiappona: "Ma la macchina per rassodare ce la mette o no?"
Lei: "Signora, Antonio sta cercando di dirle che il grasso non si rassoda, quindi o dimagrisce e si fa vedere da un dietologo bravo, o si fa la scheda da sola, o si rivolge ad un esorcista".

La sala pesi in delirio. Applausi, ovazioni. Cinque serie di squat nella mia scheda da aggiornare. 'Tacci sua.
Secondo me, l'esorcismo sarebbe la prima pratica da affrontare. Se non ti impallinano i preti, allora, puoi ermetterti di occuparmi un tapis roulant. Sempre se non lo sfondi. Ah, e non si usa per passeggiare, per quello c'è Via del Corso.