È lei!

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domenica 9 agosto 2015

L'amore ai tempi dei 2 GB al mese

C'era una volta in cui ci si innamorava e ci si parlava, ma io non ero nata.
C'era una volta in cui ci si mandavano due SMS e ci si vedeva, perché comunque erano 15 centesimi a SMS e, boh, eran palanche. Lì, sì, ero nata e mi ricordo anche di aver vissuto l'esperienza in prima persona.
Poi è arrivata la Summer Card e dovevamo capire che la catastrofe era imminente. 
Perché poi è successa la tragedia, e sono arrivati i 2 GB di traffico dati al mese. 

Fine, addio, goodbye. 

Ci siamo interrogati lungamente su questa piaga che si sta abbattendo, nell'indifferenza generale, sull'umanità tutta. 
Alla prima birra abbiamo pensato che fosse lusinghiero avere questi cicisbei che ti si accollano scrivendoti cantiche e cantiche su WhatsApp, gente che ha scritto un epistolario più ampio di Cicerone: e tu, novello Attico, subisci e ne sei al contempo lusingata. Perché i tempi cambiano: prima ti mandavano i fiori, adesso ti mandano i WhatsApp. A me i fiori piacciono attaccati alla pianta, continuate pure a mandarmi i WhatsApp, meglio, visto che non siete in grado di comprarmi 5 euro di pianta. No, non offritemi una birra, che sono notoriamente astemia (sono sempre i 5 euro di prima, eh!) e invece che parlarci da persone adulte è molto meglio fare cicciccì drin uh una notifica tutto il giorno.

Alle seconda birra avevo cambiato idea. Io non lo so se, uomini, nel cervello c'avete la carrozzeria di una Duna, i dischi di pan di Spagna del Todis o della torba di sfagno, mi interessa anche molto poco. Vorrei, però, estendere il mio ruolo di educatrice alle relazioni interpersonali oltre i meri conoscenti che, infatti, hanno recepito il prezioso insegnamento e ora sono dei cecchini. 
La piaga dilaga, facciamo qualcosa. Non ascoltate Spotify che vi dice "Non sai che cazzo dirle? I tuoi non ti hanno insegnato ad essere un vero macho e ti caghi in mano perché vorresti chiederle di uscire? Condividi una canzone!". No, brutto, cattivo, non si fa. A posteriori, magari, a pelliccia conciata, chessò, può piacere: però basta. Ennamosu.

Ci sono fior fiori di fanciulle in età da marito, là fuori (scriventi escluse) che aspettano un fiore, un fiore vero (attaccato o meno alla pianta) e che per discutere di nulla su WhatsApp piuttosto partono e vanno a riprendersi i Marò.
Come se fossimo stupide, no. 
Scusate il plurale maiestatis: stiamo tutte lì coi cellulari in mano, tra amiche; la birra nell'altra mano e la sconsolazione di chivi ha detto "Se ci provi, ci sto!" e ha ricevuto in cambio un santino commemorativo dell'amato defunto di crepacuore. Vi ricordo che Abelardo ci è morto evirato, a suon di scrivere.

La scena si presenta così. 
(Esterno - notte)
Lei "È st'encefalitico che mi scrive ancora" 
L'amica 1 "Gnaafà" 
L'amico 1 "Ma chi è, è 'r campione che ancora te sta a scrive?" 
Lei "Lasciafà" 
L'amico 1 "Eh, no, però, dai, quant'è, du' mesi?"
Lei "Ah, non lo so, seicento euro di medie fa, calcola"
Il barman "Co' gli shot vai a ottocento"
Lei "Eh, sì, du' mesi fa. Ancora niente. Un cazzo. No, un cazzo no. Proprio zero. Zero carbonella. Ho più possibilità di scoparmi Elvis, secondo me".
L'amica 1 "Dagli tempo..."
L'amica 2 "Infatti, mica ti scade"
L'amico 1 "È una relazione platonica?"
Lei "Un'altra birra, teso', si può avere?"
L'amica 2 "beh, sarà timido."
Lei "Fottesega"
L'amico 1 "Cerca di fare la donzella, ammicca, ancheggia, chessò, sbatti le ciglia"
Lei "L'ho invitato pure io, s'è finto morto per due settimane. Non mi scriveva più"
L'amica 1 "E poi?"
Lei "E poi gli faccio:  èunpochenontisento, e voleva dire mannaggialaputtanaperò! E sai che mi fa? Avevo finito i giga".

Poiché questo dialogo è tratto da una serie di storie vere, uomini, vi invito a riflettere.
Inspirate, guardate questo video e fatevi coraggio. 
Il numero di telefono cui la vostra pulzella risponderà "Sì, a che ora" è lo stesso a cui state mandando tutti quei WhatsApp. E NO, LE NOTE VOCALI NON VALGONO. 
Volete invitarla e sentirvi sfrigolare l'anima come Battisti in Dio mio no? Volete tirare fuori una camicia dall'armadio e andare a lavare la macchina? Pensate a quant'è bello, non a quanto poco durerà.

Se avete dei dubbi, perplessità o qualcosa da aggiungere a questo univoco dibattito, scrivetemi un WhatsApp.

 

mercoledì 23 aprile 2014

2 minuti e 50 come forma a priori?

In questo post, parlerò del tempo senza sentirmi Heidegger. 
Ultimamente, Repubblica mi regala gioie che l'editoria e il giornalismo meno radical chic non mi regalano. Voglio dire, la pagina FB de Il Manifesto non posta ininterrottamente da 4 giorni l'intervista al "mago della falloplastica". Forse ho sbagliato percorso formativo, ma di questo ne parlerò altrove.

Italian's do it better (sic). Con questo errore macroscopico, non ho potuto che chiedermi perché mai ho perso vent'anni della mia vita a studiare Inglese (e continuo a perderci tempo appresso). Avrei potuto impiegare più saggiamente il mio tempo. Chessò, studiando svedese per sentirmi più integrata all'IKEA o studiando da operaio edile, o magari a darla in giro per avere un posto di lavoro decoroso. 2 minuti e 50 si trovano sempre, voglio dire, anche se ho un sacco di impegni. 

Ma questa preziosissima intervista al mago della falloplastica sarà mica un richiamo simbolico/allegorico all'articolo di D di Repubblica che ci porta con sconforto praticamente al fondo della classifica per durata di rapporti sessuali (al mondo)? Noi? La patria di Casanova? Della Dolce Vita?
Diciamolo: per quei due minuti e rotti di conquista, scusa se non mi presento né truccata né vestita a modo. I tacchi? Ma de che? Non mi invitare neanche a cena, che c'ho da fa'. C'ho da rivedere tutte le puntate di Settimo Cielo. Arrivo co' la tuta del Volley Sestri Levante del '96, una canotta a costine con possibili residui di unto, e un paio di mutandoni pari requisiti. Se la matematica non mente, Satisfaction, dei Rolling Stones, dura circa il doppio di un rapporto sessuale medio in Italia. Ecco, invece che dedicarvi ad una cosa che, in potenza, potrebbe rovinarvi metà di Satisfaction, mettete su direttamente Out of Our Heads e fatevi un regalo. Anzi, potete sacrificare al sesso Mercy Mercy, che dura giusto 2 minuti e 45. Poi godetevi un signor disco. 

Sì, ma a me 'sta cosa mica mi convince. 
2 minuti e 50 sono quelli che passi alla Posta davanti alla macchinetta diabolica per scegliere con giudizio a quale fila vuoi appartenere per, presumibilmente, ottenere il risultato sperato;
2 minuti e 50 sono quelli che impiega il tuo organismo ad assorbire la prima tazza di caffè e a farti ripartire il cuore;
2 minuti e 50 sono il tempo medio di reazione dell'impiegata grassa del Comune o il tempo in cui ascolti la Primavera di Vivaldi mentre provi a chiamare lo 06.06.06. Può sembrare interminabile, effettivamente, ma sono sempre 2 minuti e 50;
2 minuti e 50 sono quelli che ti permettono di portare la pasta da "ancora un pelino al dente" a "checcazzo, sembra Big Babol".
Che altro succede, in 2 minuti e 50? 

Ho cronometrato le mie attività mattutine, per la scienza. 
In 2 minuti e 50
- non si fa il caffè (si riempie solo la macchinetta e si mette sui fornelli);
- non si fa la borsa della palestra;
- non si arriva in palestra;
- non si fa riscaldamento;
- non si fa la doccia;
- non si arriva a casa;
- non si affetta l'ananas per colazione;
- non si prepara la lezione delle 10 e 30;
- non si scrive un post sul proprio blog. 

Cosa sono 2 minuti e 50 secondi, poi, di fronte all'immensità del tempo?
Potrebbe essere un nuovo inno al libertinismo. "Donne! Che saranno mai 2 minuti e 50? Fate 'sto sforzo! Datejela!"
Potrebbe essere un monito di stampo ciceroniano, eco dell'antico "O tempora, o mores!". 
Specialmente i tempora. 

Allora, non ho potuto non lanciare il sondaggio.
E quale luogo migliore di uno spogliatoio femminile. 

"No, vabbè, 2 minuti e 50? Ma stiamo parlando di animali?"
"No, di uomini. Umani, dico."
"A me non mi sembra fattibile"
"Eh, ma guarda che c'è chi dura anche di meno!"

In due, abbiamo cominciato a guardare con brama le catene a cui si appendono i sacchi da fit-boxe. Non per fare bondage, ma per mettere fine alle nostre sofferenze. Al grido di #vojomorì #hopeless #ifyoutryblackyounevergoback, stavamo già prenotando un biglietto sola andata per il Senegal, nella speranza che almeno quello, di mito, rimanga attivo. Te lo do io, Casanova.

L'eco dell' "anche di meno" era sicuramente più fresca del ciceroniano ammonimento. 

"Oh, effettivamente a me una volta è successo. Non ero manco uscita di casa che aveva già finito"
"A me lo dici? È come quando al ristorante ti aspetti 'na cofana di pasta e ti arriva un piatto di nouvelle cousine..."
"Eh, no, è un po' come quando ordini antipasto, primo, secondo e contorno, per il dolce ci penso, e il cameriere si perde la comanda. Allora dopo due ore ti scazzi, ti alzi e vai a farti un kebab."

Superato il lato drastico-depressivo, ci siamo guardate. "A regà, diciamoci il vero", esordì la Ragazzina col tono vangelo-della-domenica-delle-palme, "in verità vi dico, a me non è che sia mai andata uno sfracello del genere."
Per risollevare l'orgoglio ferito, la carampana comincia a rimembrar il tempo della vita sua mortale in cui lieta e pensosa saliva il limitare di gioventù. Non emergono statistiche importanti o utili ai fini di questa ricerca. 
La Ragazzina dai Capelli Rossi, per la scienza, comincia a snocciolare freddi numeri e dati certi, inerenti fidanzati, compagni, amici, conoscenti, mariti. Materiale non necessariamente di sua proprietà, quantomeno non intellettuale. Stupore tra il pubblico. La nostra rimangiava con coraggio nomi, cognomi e dati sensibili, onde evitare l'assedio e spiacevoli episodi di stalking.

"No, è che secondo me, uno che pensa a cronometrare la propria performance... cioè, aspetta, uno che ha scaricato un'App per cronometrare la propria performance È DIVERSO! Cioè, tu ci andresti con uno così? Anche se non ha dichiarato apertamente di averla scaricata, dico, non te ne accorgi prima? Tipo, che ne so, ci vai a cena e non capisci che...cioè...nsadafare? Cioè, ti seduce con un algoritmo? Vuoi mettere il sano approccio burino Abbèlla, viè qua che te apro come 'na cozza?" concludeva così l'arringa, la Ragazzina dai Capelli Rossi, riscuotendo gradito successo presso il pubblico della sala pesi. Scappava come un ratto, la relatrice, nel timore di aver dato adito a sospetti e maldicenze tra la popolazione maschile; nel timore che volessero smentire la dicuisopra statistica con prova pratica, infilava la porta decisa come Gentile su Zico, salutando con arie da santone.

Vorrei proporvi interviste, commenti, editoriali, ma non è questo il luogo, perché mi verrebbe da discutere sui finanziamenti ai giornali e sulla qualità dell'informazione.
Vabbè, ma passiamo all'infografica.
Signore, non tutto è perduto. In Cina c'è chi sta peggio. Sì, ok, ma lì lavori anche 23 ore al giorno in fabbrica, devi un po' ottimizzare il tempo libero.
2 minuti e 50.
No, cioè, signore mie, non vi preoccupate. C'ho io una persona, ve ne presento io, di amici.
Il mondo può essere ancora bello.
Per 2 minuti e 50, eh, non di più.

Perché il titolo, allora? La forma a priori è, per Kant, l'esperienza fondamentale per conoscere il mondo. Se non mi ricordo male, spazio e tempo sono forme a priori. Ecco, che 2 minuti e 50 vi servano per conoscere chi avete di fronte e scappare via velocissime.



Il suggerimento musicale di oggi è il seguente. Dura 2 minuti e 48, impiegateli al meglio.


mercoledì 12 febbraio 2014

Roba da palestra - qui si tratta di diritti civili

"Signori della Corte, 
ma di cosa stiamo parlando, se non diritti civili? Ho ascoltato lungamente il dibattimento dell'accusa contro il mio assistito, il quale, pare, sarebbe accusato di programmare la sua presenza nella zona denominata "sala fitness", accesso consentitogli, peraltro, in base alle regole della palestra che, per sua conformazione strutturale, presenta una sala pesi di distribuzione alquanto dispersiva e, anzi, dannosa per l'imputato che, passeggiando senza requie tra un corridoio e l'altro, incorre nel rischio di infreddature e contratture. È dunque da imputarsi alla malafede del mio assistito il fatto che la sala fitness sia interamente coperta di specchi, seppur di discutibile fattura? E che, dunque, anche il minimo sguardo di sottecchi rimbalzi per chilometri di materiale riflettente dando così la malaugurata immagine di maniaco di cui stiamo quivi dibattendo? 
Vogliamo negare, dunque, Vostro Onore, che, seppure fosse, stiamo parlando di privare un onesto cittadino dell'innegabile diritto di cui potrebbe godere se si trovasse in una palestra in cui la sala fitness altro non è che un'enorme gabbietta vetrata contenente culi all'aria?"

Cominciava così la mia arringa in difesa del poveraccio oggi accusato di essere, oggettivamente, un osservatore di chiappe.
E che sarà mai. Nella palestra dove andavo prima, spostavano le cyclette dietro la glute. Ogni mattina tornavano a posto, davanti ai tapis roulant. Ci andavi alle 6 di sera, facevi gambe, e regolarmente dietro alle tue chiappe avevi i posti a sedere dell'Ariston. C'era pure la maschera che ti accompagnava alla poltrona. 

Bene, detto questo, il punto centrale della mia arringa difensiva era che, indubbiamente, farsi una panoramica di chiappe inevitabilmente esposte allo sguardo dell'osservatore grazie alla posizione del cane (alla vostra destra) è molto più coerente col contesto che portarsi da leggere. Sei in palestra, non in biblioteca. Sei in palestra e leggi L'Espresso? Ma per favore. Usi L'Espresso come scudo crociato per difenderti da qualsiasi insinuazione. Appena qualcuno incrocia il tuo sguardo, apri L'Espresso alla ricerca di una gigantografia di Cuperlo da usare come argomento di conversazione. Troppo facile e poco coerente. Preferireste prendere un caffè con uno che vi ha fatto una TAC senza liquido di contrasto o con uno che ti parla di Renzi o dell'editoriale di Scalfari?
Ricordate che l'Uomo di Lettere legge l'Hauser, in palestra? E viene disprezzato per come mi inquina visivamente un ambiente saturo di addominali e quadricipiti torniti a mano e cotti a legna a lievitazione naturale, con le sue t-shirt bianche Made in Cartagine?

Poi, signori della corte, abbiate pazienza: signore della corte, anzi. Ma voi, non guardate mai chi fa kettlebell? Li evitate come la peste urlando allo scandalo? Domineiddiotuttistiaddominalicheschifo!
Ma io sono una fan dei Manowar, non faccio testo. E, in quanto fan dei Manowar, sono un po' grezza. Beccateve questa. Quando nessuno vi guarderà più le chiappe, piangerete.
 





martedì 11 febbraio 2014

Della belin di giraffa e di come mi è stato dato dell'animalista.

Non sono animalista, non sono vegetariana, non sono vegana. Non sono ecologista, non ho votato Vendola né Rifondazione (non l'ultima volta, almeno), sono una grande fan della catena alimentare. E de "La mia Africa". 
Insomma, insieme alla massa, mi sono indignata per la belin di giraffa passando per qualunquista maniaca del condividi compulsivo dei complottisti di FB. Sì.
So perfettamente che non sapevano cosa farci con il giraffino. Esclusa la grigliata, immagino che non potessero darlo a me, perché lo tenessi in casa. Benissimo. Allora, perché farne un circo? Dato che sopprimete 20-30 animali l'anno senza dirci l'anima di niente, perché farne uno spettacolo?

Il primo punto pro-indignazione-di-massa è che non è uno spettacolo. Un animale morto, pardon, non è uno spettacolo. Lo sarà per medici e veterinari, per me, onestamente, non lo è. E sono un'amante degli splatter più spinti. Ho visto una giraffa morta, in Tanzania, ed era da desiderare che ti si aprisse la terra sotto i piedi. 5 metri di animale riverso per terra, blu e gonfio da, dicitur, il morso di un serpente. Vabbè, ma questa è la mia sensibilità personale. Mangio 600 grammi di manzo al giorno e mi indigno per una giraffa. I fan della catena alimentare mi hanno appena ripudiata dal gruppo di FB.

Il secondo punto è che sono contro gli zoo. Quindi, qualsiasi cosa uno zoo faccia di minimamente discutibile, per me è una catastrofe e dovete morire tutti. Giraffa esclusa. Ditemi quel che vi pare, ma lo zoo è uno degli strascichi dell'imperialismo che ci portiamo dietro, e sarebbe l'ora di finirla, sempre a casa mia e sulla mia bacheca di FB.

Il terzo punto è che sì, ho letto gli articoli, ho sentito i tiggì. Non mi interessa che avessero tutte le migliori ragioni del mondo, perché sono contro l'esposizione dei corpi di animali morti e contro gli zoo, quindi non ho interesse a modificare la mia opinione.

Il quarto punto è che, onestamente, la figura è veramente barbina. C'hai 4 biscotti al burro e un po' di panna acida e cosa fai? Ti fai ricordare nel mondo per aver ucciso una giraffa. Sant'Ilario, ma ce l'avete un consulente marketing? O gli avete sparato perché vi aveva detto che non era una buona idea?

E comunque, dell'orso Knut non è che abbiano fatto un'autopsia pubblica, e di certo era più famoso di una giraffa vulgaris che nessuno si sarebbe cagato di pezza se non ce l'avessero sbattuta di fronte. 

Questo, sommato, moltiplicato e diviso per il prodotto, non mi sembra un segno di civiltà. Perché? Perché credo al complotto e all'eugenetica? No, perché sono contro gli zoo, contro l'esposizione di animali morti e non ho feeling con il Nord Europa. #emmobastaveramenteperò


Oh, e adesso posso cominciare a parlare del referendum in Svizzera.



domenica 25 agosto 2013

Spassionati consigli di lettura: Made in Naples


Made in Naples, un libro che regalerò a quintali.
Titolo: Made in Naples
Autore: Angelo Forgione
Editore: Addictions-Magenes Editoriale 
Pagine: 320

Quest'estate ho avuto un disperato bisogno di libri. Sono entrata in certe librerie che sembrava stessi girando un remake casereccio de "Lo Squalo". 
Devo dire che la libreria "L'Ultima Spiaggia", di Ventotene, è stata una scoperta. Lettori liguri, comunicazione di servizio! C'è anche a Camogli, in Via Garibaldi 114: ve la consiglio caldissimamente e, come da rubrica, spassionatamente.
Insomma, entro come Gentile su Zico. 

Il libro è lì, fuori. 
Io sono ignorante e del Nord. 
Lo voglio, per continuare ad essere del Nord, ma un po' meno ignorante. 
Insomma, l'ho letto in un giorno e mezzo, è stata una folgorazione. No, non avete capito, una folgorazione vera. Dopo 15 giorni, mi guardo intorno e trovo continui spunti per dirmi che "Ah, è vero, l'ho letto in Made in Naples".
Per cominciare, si legge benissimo. È scorrevole e molto piacevole, interessante, vivace - come dicono le recensioni per signore - e fa venire dei dubbi. Moooolti dubbi. 
Quando lo finisci, ti chiedi: "E adesso?". "E mo' so' cazzi", direbbero a Roma. 
Prendete le vostre certezze e buttatele via: noi genovesi, poi, prendiamo tutte le statue di Garibaldi, tutte le lezioni sull'Eroe dei Due Mondi imparate con orgoglio perché, anche se è nato a Nizza, ècomunquepartitodaquarto e io sono nata a Genova quindi è un po' come se fossimo parenti.
Prendete il vostro sussidiario delle elementari e strappate la pagina sul Risorgimento. 
Poi lanciate il manuale di Storia delle Medie nel camino della casa in campagna. Non avete una casa in campagna? Compratela, fate controllare il camino o vi farà un fumo in casa che non ve lo voglio dire, accendete il fuoco e lanciateci dentro il manuale. Fatto? 
Benissimo. 
Vi ricordate il manuale del Liceo? Che quando c'era il capitolo sul Regno delle Due Sicilie, in genere, si saltava a piè pari? Ecco, questo vi voglio dire: in Made in Naples c'è tutto quello che non abbiamo mai studiato e mai saputo. Non sto parlando della mozzarella e della pizza. 
È che ricordo perfettamente che nelle dieci righe usate per descrivere la situazione nel Regno delle Due Sicilie all'arrivo di Garibaldi (e ho una memoria fotografica mostruosa), due parole, in tutti i manuali, sono scritte in neretto: latifondo e baronismo. 
Nessuno parla di forchette, di linee ferroviarie, di industrie avviate, di floridi cantieri navali, di Ferdinandopoli e di San Leucio. "San Leucio che?", direte. Appunto. Tantomeno di privacy e previdenza sociale.
22 mattoni, per spiegarci che cos'era - ma anche cos'è - Napoli.




 


venerdì 22 febbraio 2013

"Duraturo" - per un ripasso del participio futuro

Niente, signori, ogi c'ho la sindrome da lapis. 
È che il primo impatto con il mondo al di là di questo schermo è stato il dibattito sulla candidata senatrice di SEL che ha deciso di abolire i film doppiati (altro che parto del topo, ma ne abbiamo già discusso) e il solito continuo starnazzare (non tanto di lorsignorisfascistidiregime) di gente che dice "sciacquati la bocca". 
Apro una parentesi ("No! La parentesi no!") - l'avete visto Bambi? Ecco, il coniglietto, Tamburino, dice "quando non sai che cosa dire, è meglio se non dici nulla". Costringerei le scuole e gli uffici pubblici a stamparlo e ad appenderlo al posto della foto del presidente della repubblica. 

Comunque, sto facendo una traduzione. Devo tradurre "duraturo", nella frase "un'amicizia duratura". Trattandosi di rapporti tra quattrenni, dato il resto del contesto, l'amicizia duratura è pensata e avvertita come "che dura da molto tempo" perché, lo sappiamo dalla frase prima, l'amicizia è cominciata all'asilo nido.. 

Signori della Corte, vi presento il participio futuro. 

Chi è che non conosce "Have Caesar/imperator, morituri te salutant!"?
Venturo, nascituro, duraturo. Quelli.
Ecco, i morituri, i prossimi venturi e i nascituri sono al participio futuro. 
 Indica posteriorità, il participio futuro, se vogliamo cominciare coi paroloni. 
Le desinenze sono -urus, a, um; in genere, si traducono in Italiano difficilmente con un nome corrispondente o con un aggettivo, meglio con una perifrasi e affini (incredibile come mi è montata la spocchia, da quando do ripetizioni di latino) da scegliersi con giudizio in mezzo a queste: 
- un futuro del verbo corrispondente -discutibilmente
- che ha intenzione di + verbo
- che è destinato a + verbo
- mentre sta per + verbo. 

Esempio. 
1) Homo equum empturus eum inspicere debet.
= L'uomo che ha intenzione di comprare un cavallo, deve controllarlo attentamente.
2) Urbem venalem et mature perituram!
O città venale e destinata ad andare ben presto in rovina!

Ecco, dunque, dove voevo arrivare: duraturo.
Duraturo è uno strascico di participio futuro, rimasto con valore di aggettivo, che noi usiamo, come sempre, a cazzo di cane. 
Duraturo, significa "che è destinato a durare", sinonimo di "durevole" che è preferibile utilizzare per oggetti e cose inanimate. Non si può usare, dunque e che io sappia (ma, nonostante la spocchia, sono aperta al confronto, non essendo membro dell Crusca), in questo caso, a meno che non si sottintenda che l'amicizia tra quattrenni sia destinata a durare. Discutibile.