È lei!

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domenica 9 agosto 2015

L'amore ai tempi dei 2 GB al mese

C'era una volta in cui ci si innamorava e ci si parlava, ma io non ero nata.
C'era una volta in cui ci si mandavano due SMS e ci si vedeva, perché comunque erano 15 centesimi a SMS e, boh, eran palanche. Lì, sì, ero nata e mi ricordo anche di aver vissuto l'esperienza in prima persona.
Poi è arrivata la Summer Card e dovevamo capire che la catastrofe era imminente. 
Perché poi è successa la tragedia, e sono arrivati i 2 GB di traffico dati al mese. 

Fine, addio, goodbye. 

Ci siamo interrogati lungamente su questa piaga che si sta abbattendo, nell'indifferenza generale, sull'umanità tutta. 
Alla prima birra abbiamo pensato che fosse lusinghiero avere questi cicisbei che ti si accollano scrivendoti cantiche e cantiche su WhatsApp, gente che ha scritto un epistolario più ampio di Cicerone: e tu, novello Attico, subisci e ne sei al contempo lusingata. Perché i tempi cambiano: prima ti mandavano i fiori, adesso ti mandano i WhatsApp. A me i fiori piacciono attaccati alla pianta, continuate pure a mandarmi i WhatsApp, meglio, visto che non siete in grado di comprarmi 5 euro di pianta. No, non offritemi una birra, che sono notoriamente astemia (sono sempre i 5 euro di prima, eh!) e invece che parlarci da persone adulte è molto meglio fare cicciccì drin uh una notifica tutto il giorno.

Alle seconda birra avevo cambiato idea. Io non lo so se, uomini, nel cervello c'avete la carrozzeria di una Duna, i dischi di pan di Spagna del Todis o della torba di sfagno, mi interessa anche molto poco. Vorrei, però, estendere il mio ruolo di educatrice alle relazioni interpersonali oltre i meri conoscenti che, infatti, hanno recepito il prezioso insegnamento e ora sono dei cecchini. 
La piaga dilaga, facciamo qualcosa. Non ascoltate Spotify che vi dice "Non sai che cazzo dirle? I tuoi non ti hanno insegnato ad essere un vero macho e ti caghi in mano perché vorresti chiederle di uscire? Condividi una canzone!". No, brutto, cattivo, non si fa. A posteriori, magari, a pelliccia conciata, chessò, può piacere: però basta. Ennamosu.

Ci sono fior fiori di fanciulle in età da marito, là fuori (scriventi escluse) che aspettano un fiore, un fiore vero (attaccato o meno alla pianta) e che per discutere di nulla su WhatsApp piuttosto partono e vanno a riprendersi i Marò.
Come se fossimo stupide, no. 
Scusate il plurale maiestatis: stiamo tutte lì coi cellulari in mano, tra amiche; la birra nell'altra mano e la sconsolazione di chivi ha detto "Se ci provi, ci sto!" e ha ricevuto in cambio un santino commemorativo dell'amato defunto di crepacuore. Vi ricordo che Abelardo ci è morto evirato, a suon di scrivere.

La scena si presenta così. 
(Esterno - notte)
Lei "È st'encefalitico che mi scrive ancora" 
L'amica 1 "Gnaafà" 
L'amico 1 "Ma chi è, è 'r campione che ancora te sta a scrive?" 
Lei "Lasciafà" 
L'amico 1 "Eh, no, però, dai, quant'è, du' mesi?"
Lei "Ah, non lo so, seicento euro di medie fa, calcola"
Il barman "Co' gli shot vai a ottocento"
Lei "Eh, sì, du' mesi fa. Ancora niente. Un cazzo. No, un cazzo no. Proprio zero. Zero carbonella. Ho più possibilità di scoparmi Elvis, secondo me".
L'amica 1 "Dagli tempo..."
L'amica 2 "Infatti, mica ti scade"
L'amico 1 "È una relazione platonica?"
Lei "Un'altra birra, teso', si può avere?"
L'amica 2 "beh, sarà timido."
Lei "Fottesega"
L'amico 1 "Cerca di fare la donzella, ammicca, ancheggia, chessò, sbatti le ciglia"
Lei "L'ho invitato pure io, s'è finto morto per due settimane. Non mi scriveva più"
L'amica 1 "E poi?"
Lei "E poi gli faccio:  èunpochenontisento, e voleva dire mannaggialaputtanaperò! E sai che mi fa? Avevo finito i giga".

Poiché questo dialogo è tratto da una serie di storie vere, uomini, vi invito a riflettere.
Inspirate, guardate questo video e fatevi coraggio. 
Il numero di telefono cui la vostra pulzella risponderà "Sì, a che ora" è lo stesso a cui state mandando tutti quei WhatsApp. E NO, LE NOTE VOCALI NON VALGONO. 
Volete invitarla e sentirvi sfrigolare l'anima come Battisti in Dio mio no? Volete tirare fuori una camicia dall'armadio e andare a lavare la macchina? Pensate a quant'è bello, non a quanto poco durerà.

Se avete dei dubbi, perplessità o qualcosa da aggiungere a questo univoco dibattito, scrivetemi un WhatsApp.

 

mercoledì 13 febbraio 2013

Del bevitore di Tanqueray

Il bevitore abituale, quando si deve spostare dal luogo di bevuta abituale, vive le più disparate sensazioni. Principalmente: smarrimento e terrore cieco.

Il bevitore abituale, in questo caso "me", beve Tanqueray tonic, gradisce uno spicchietto, possibilmente spesso e quadrato, di lime.

Posto nuovo: "Un Tanqueray tonic, un Absolut tonic". Da notare che il bevitore abituale si accoppia esclusivamente con altri bevitori abituali.

Cameriera: (poggia i bicchieri sul tavolo)
Lei: "Amó, quello col lime è mio, l'arancia è tua"
Cameriera: "quello con l'arancia è gin, l'altro è vodka"
Lei: "Non male, come inizio!"

(dopo un po')
Lei: "Amó, questo non è Tanqueray."
Lui: "Diglielo!"
Lei: "No, faccio la figura dell'alcolizzata. Tra  l'altro, alcolizzata per alcolizzata, c'è talmente poco gin che potrei farmici l'aerosol, con 'sto beverone..."
Lui: "Diglielo..."
Lei: (alla cameriera) "Senti, abbi pazienza. Non voglio offendere il barman, ma avevo chiesto un Tanqueray tonic".
Cameriera: (scocciata) "E questo cos'è?"
Lei: "Un gin tonic con un gin del discount. Se fosse Larios mi starei leccando i baffi."
Cameriera: "Ne porto un altro?"
Lei: "Eh, magari: che si senta un po' di gin, possibilmente, gin giusto, ecco"

Ne arriva un altro.
95% gin, 5% ghiaccio.
Lei: "Sì, come no, imbevibile. Fammi parlare con il barista."
Lei (al barista, con aria da D-in-D) "Hai fatto tu questo drink?"
Barista: "Naturalmente! Qualche problema?"
Lei: "Beh, vedi, ho chiesto un Tanqueray tonic, questo non lo è."
Barista: "Beh, no, lo è."
Lei: "Te lo assicuro, non mi permetterei di alzarmi e fartelo notare, altrimenti."
Barista: "Ti garantisco che lo è"
Lei: "Potremmo continuare per ore. In coscienza, da collega tua, posso dirti che non lo è, e che un gin tonic si produce con una proporzione 3/10 di gin e 7/10 di tonica; un minimo di cultura generale e sapresti che, con il Tanqueray, in linea di massima uno ci mette il lime. Sai che gusto ha il Tanqueray? Sa di coriandolo e liquirizia. Questo sa di detersivo. Non lo dico per offenderti, ma se proprio avessi voluto bere liquami non ben definiti, mi buttavo nel biondo Tevere, no?"
Barista: "Apparte che questo è Tanqueray, non mi aspettavo che una ragazza sapesse tutte 'ste cose."
Lei: "Excusatio non petita, accusatio manifesta."
Barista: "È Tanqueray. Se proprio mi sono sbagliato, è Bombay"
Lei: "Sicuramente, sì, sarà Bombay. Se domani mattina non mi sveglierò con un leggero senso di spossatezza, nausea e l'irrefrenabile necessità di bere un litro di succo ACE è perché hai ragione tu, altrimenti, avrò ragione io."
Barista "'o sai te..."

Ore 10.20: dopo due spremute di arancia e mezzo litro d'acqua, sono andata a comprarmi un cartone di ACE al supermercato.

Gentili Barmen,
so che sembra che rompiamo solo per fare le frigide al bar. Non è vero. Per favore, rispettate le nostre richieste. Non siamo tutte frigide bevitrici di Long Island.
(Esperienza mi insegnerebbe che, per uccidere quest'orribile gusto, dovrei bermi un gin tonic. Adesso. Ma non ho più l'età per fare queste cose)






*ndA: il precedente dialogo è stato ricostruito unendo i frammenti di un dialogo di tempo fa con l'esperienza di ieri sera.