È lei!

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venerdì 7 febbraio 2014

"Whenever women fight, men think it's going to turn to sex"

Stamattina ho letto un post di Selvaggia Lucarelli, su FB. Ha pubblicato un video che l'ha disgustata (questo). Ecco, probabilmente ha dovuto smorzare i toni, perché a me m'ha fatto proprio girare i coglioni, 'sto video. Ma più che giramento di coglioni era fastidio.

E non tanto per il gesto in sé. Cioè, ci siamo sempre pestati. Mio padre mi raccontava che un suo compagno di scuola andava a lezione dopo essere andato a caccia. Con il fucile a tracolla, quindi. Dall'alba dei tempi, l'essere umano pesta l'altro essere umano che gli rompe l'anima per un motivo X. Ma anche senza motivo, eh.

Con questa summa antropologica di cui vi ho pregiati nel paragrafo precedente, posso dire che la cosa che mi ha veramente indispettita è il vocabolario. Se vi capita di aprire il video, noterete che si esprimono tutti SOLO a grugniti e bestemmie. Non che io non nomini mai il nome di dio invano, ma non è che sia un'intercalare, ecco. Non per rispetto verso la religione, ma perché il mio vocabolario mi permette di scegliere tra svariate intercalari. Cioè, fatemi capire, voi siete quelli per cui con tiggì delle venti ci smarronano l'aperitivo per dirci che non troverete lavoro? Ma se fossi una mucca mi sdegnerei, se uno di questi mi pulisse la stalla. Cioè, voi siete quelli per cui io pago le tasse? E usufruite dei servizi che io pago con appositi F24 che mi sderenano a cadenze trimestrali? Che mestizia.

Il mondo dovrebbe essere dei pigri, comunque. Mi rubi il fidanzato? Io per pigrizia non ti pesterei mai. Alzarmi dalla sedia? Per te? Ma lascia stare, vado due volte in palestra e mi è passata.
Che poi è fisiologico che l'amica, prima o poi, ti butti il cetriolo. E tu sicuro che stai facendo una stage da ortolano, in quel preciso istante. 

Una delle mie grandi domande, subito dopo "Che ci fanno i punkabbestia con tutti quei mazzi di chiavi, se vivono per strada?" è "Ma tu, di preciso, dove l'hai imparato?"
No, perché ci sono cose che io non ho imparato, oggettivamente. Non mi appoggio sulle macchine parcheggiate, non scrivo sui muri, dico buongiorno e buonasera. Se mi attaccano mi difendo, ma di certo non alzo le mani. Se alzi le mani, è evidente che hai una famiglia con il manrovescio facile in cui tutti alzano le mani. Oppure hai avuto, se Freud non mi inganna, una fase anale difficile, per cui ha un problema con l'affermazione della tua identità e lotti disperatamente perché tutti la riconoscano, hai una personalità disturbata e maligna. 
Mah.
E gli altri, invece, dove hanno imparato ad osservare divertiti uno spettacolo del genere? Se anche il catfight si perde nella notte dei tempi (anche Bettie Page venne scritturata per scene di catfight in film che, come potete immaginare, hanno fatto la storia del cinema) nel suo squallore ha delle regole. Prima di tutto, che sono una bionda ed una bruna, a contendersi nonsisabenecosa. E qui ce le abbiamo. Gran strattoni per i capelli e mani in faccia? Ne abbiamo. Un encefalitico che riprende? Ce l'abbiamo. Allora cos'è? 

Fastidio, perché detesto chi crea i problemi dove i problemi non esistono.
Pestare una tipa a caso perché ti ha rubato il fidanzato è un esempio di come si possa creare un problema dove il problema non esiste. Lei è figa, tu sei cozza. Lei gliel'ha mollata al primo giro, tu no. Lei è più zoccola di te o mille altre combinazioni. Funziona così dalla notte dei tempi, ci siamo adeguate tutte a questa banale regola dell'accoppiamento tra adolescenti.

Ma perché mi sono scoglionata? Perché uno cerca di essere pragmatico: cosa pensi di ottenere pestando la tua supposta-ex-amica? Che ti becchi una denuncia. Che, su FB, ti linciano. Oh. Perdi tempo, sprechi energie e ti dai la zappa sui piedi. "Eh, ma ti sei tolto una soddisfazione". Sarà. Pestare una specie di mozzarella inerme non mi sembra tutta 'sta soddisfazione. Oppure l'oggetto del contendere accorrerà da te, novella regina di femminilità e attraenza (ehm) per porgerti le sue più umili scuse e farti da schiavo posacenere?

Il punto è che tutto deve passare dallo smartphone, ormai. Ce l'ho sul cellulare, ergo est.  Non hanno ancora attaccato a strapparsi le sopracciglia a morsi e unghiate che c'è già il primo della classe col cellulare acceso.
 
Salve, signori adolescenti, c'è un mondo fuori dal cellulare e vi assicuro che vi spaccherà veramente il culo. Ma non a calci. Ricordatevi che c'è sempre l'uccello Padulo che gira, cari miei. E non potete bloccarlo su Facebook, troverà la sua strada ugualmente. 




lunedì 25 novembre 2013

De bodrillīs (Liber II)

(Trovate il Liber I cliccando qua)

La mia esperienza insegna che, per quanto possiamo raccontarcela col "sono bella dentro", "sono superiore, non mi importa ciò che pensano gli altri", "io sono bella così", in linea di massima sono cazzate. È terribile, ma qualcuno doveva pur dirvelo. 
Una canzone come "Fat-bottomed girl" ha cagion d'essere solo se a cantarla è un uomo che notoriamente non è interessato alle donne. Trascurando l'intrascurabile fatto che i Queen mi danno sui nervi (shame and scandal!), una canzone sulle grassone (che fanno da nave scuola tra un inciso e un tra le righe), vi prego, no.

La mia esperienza nel settore, avendo conosciuto pachidermi in forma umana, conferma che il "grasso e felice" è un'invenzione della stampa di sinistra e che, al massimo, può essere "grasso e diabetico", "grasso e infartuato" ecc. La grassona media, però, (di cui indubbiamente conosco i drammi psicologici, essendo io medesima lievitata di 10 chili da quando vivo con mio marito e avendo pianto lacrime sufficienti ad alimentare una centrale idroelettrica, prima di decidere che toccava dimagrì) non vuole dimagrire, manco ci prova. Questo mi manda ai matti. Magari piange (o ti strappa la fodera della giacca quando ti chiede di fargliela provare) ma non smette di mangiare per alcun motivo.

Tutto nasce dal caffè delle 7. 
Il mio caffè senza zucchero. Il mio caffè senza zucchero con un biscotto integrale e una banana, quando alle 7, mentre studiavo, mi sarei scofanata 4 polli fritti e una Coca. 

Bisogna essere forti. Ho mangiato uno yogurt ed è passato il desiderio di pranzo-del-giorno-del-Ringraziamento che mi stava travolgendo l'anima.
Allora siamo andati a prendere il caffè sotto casa e c'era una bodrilla.

Io mi domando e chiedo, per quale ragione?, chi te l'ha consigliato di mangiare un tramezzino col tonno e di berci dietro il cappuccino? Sant'Ilario, io almeno il tonno lo mangio con la salsa piccante! Non che sia una roba da Gambero Rosso, ma rispetto a tonno e cappuccino, cazzo, Vissani si è sentito spodestato dal mio intuito culinario!
Mi sembri quella che beveva il caffelatte con la carbonara a Via Cavour l'altra mattina! Anche i miei nani si sono scandalizzati, sebbene vivano di pan carré e sottilette pure loro.

Ora, per caso, ho letto su Repubblica (ci casco sempre, lo so) il titolone "I compagni mi chiamano cicciona" e si lancia dal balcone. 
Titolone fa rima con bestemmione, che ve lo dico a fare. Sono passati 10 anni da quando ero un'adolescente idiota (conservo ancora qualche strascico di adolescenziale idiozia, seppur non continuativamente) eppure "noi non eravamo così". Forse perché eravamo tutti mediamente magri o perché avevamo altro a cui pensare, tra cui "studiare a morte che domani Daneri interroga", "legarci alla scrivania perché c'è compito su Kant" e via dicendo. O, banalmente, uno prendeva 3 e faceva spallucce, raramente si tratterà di un complotto internazionale contro di te, più probabilmente bastava sciaccarsi* un po' di più sui libri.  
Noi non davamo del ciccione a nessuno. Potevamo darci gran botte di troia, ecco, ma comunque nei limiti dei dati raccolti per la formulazione della teoria e la verifica mediante esperimento. Soprattutto, nessuno si suicidava. Nessuno viveva drammi tali che giustificassero il suicidio. 

Tornando alle bodrille, insomma, ciò che chiamo "bodrillismo" è da riferirsi all'inedia che coglie la bodrilla, quella che mangia i biscotti stando sdraiata a letto, che non va in palestra perché in palestra si fatica, che non mangia di meno perché ha oggettivamente fame e via dicendo. 
Io trovo che, nel terzo millennio, non ci sia motivo di suicidarsi per una roba del genere. 
Poi prendevano in giro noi della fine degli ani '80 che risentivamo delle radiazioni di Chernobyl. Qui, o c'è stato un disastro nucleare sotto il nostro culo e non ce ne siamo accorti o, come nel film di Carpenter, gli alieni hanno ingravidato le nostre donne e i figli di quest'unione distruggeranno la nostra civiltà, o ho finito le ipotesi. Una generazione di indemoniati, mi sembra.

Ahó, dateve 'na carmata. Non nel senso di "datevi in faccia il vostro kharma".
Io scherzo, gioco.
Sono una figlia degli anni '90 (dai, diciamo di sì), e ho in mente solo Claudia Schiffer e Naomi Campbell, come modelli di bellezza femminile. Inutile ribadire che sono rossa e, al massimo, potevo ambire a Sarah Ferguson.
Abbè.
Per me "magro" non è bello. Per me "tonico" è bello. Chiariamoci.

Tornando al De bodrillīs, non posso non significarvi che avrei voluto urlare "a' bodrì, molla 'r tramezzino e viettaffà du' anni de leg curl, eddaje".

Sembra che te sei magnata un pianoforte a coda con la custodia.

Se eri l'iceberg del Titanic, t'avevano vista da prima e s'erano salvati tutti.

Generazione di indemoniati, a noi hano insegnato che abbiamo troppe cose da fare per rimanere indietro. È la mia, la generazione dei bambini che facevano pianoforte-sport-nuoto-unalinguastraniera-uncorsodicakedesign-avevano3lauree-dovevanodiveniredegliscienziati.

Trovate quello che noi freelance chiamiamo USP, Unique Selling Point, e vendetevi al meglio.

Nemmeno io sono sto pezzo di fica (e, se lo fossi, sarei molto piccolo ma discretamente largo), eppure non mi è mai venuto in mente di lanciarmi a volo d'angelo dall'Empire State Building. Anzi, sono nevrotica, isterica, profondamente incerta ed indecisa, sono un fiume e faccio cose senza pensare alle conseguenze. Mi bendo, giro su me stessa, giro, giro, e vado.
Ecco, il mio USP non sono le chiappe di marmo, né la taglia 40.

Quindi, bodrille, non suicidatevi, per l'amor di dio, sennò nessuno mi pagherà mai la pensione.

Bodrille, a tutto c'è soluzione, fuorché alla morte, dicono.

*sprecarsi, affaticarsi sulle sudate carte, di leopardiana memoria.






mercoledì 29 agosto 2012

Madri adolescenti: DIO MIO NO!

Insomma, in dieci minuti di pausa, ho letto quest'articolo.
Gesù d'amore acceso, non t'avessi mai offeso! Santa Caterina d'Alessandria, patrona degli studenti!

Insomma, a me i bambini non piacciono, l'abbiamo capito, ma voglio partire da moooooolto prima.
Non dico dalla riforma Berlinguer, ma quasi. 
Il problema delle madri adolescenti è uno: la mancanza di istruzione. Non studiate, avete troppe distrazioni.
Nella società civile, perché ci definiamo così, fare consciamente un figlio a diciassette anni ti rende un paria, un outkast, un fenomeno da baraccone, il nano Bagonghi della situazione, Elephant man. 
Non è tutto bello come nella canzone di Venditti, figlie mie.
Non è sempre primavera, sono le sette e tu devi andare a scuola. Esatto, a scuola.
SE avessi pensato a studiare invece che a darla in giro come se fosse di un'altra, forse adesso avresti un futuro da donna del terzo millenio e non da uomo di Neanderthal. No, perché quello viveva nel Paleolitico medio, mi sembra, noi no (ribadisco).
Sono severa, pure un po' acida, lo so.
Comunque, anche i Neanderthaliani convivevano con i Sapiens. Ovviamente venivano guardati dall'alto in basso.

Comunque, veniamo al sodo. Ciò che critico è:
/gallery/foto_gallery/amore/contraccezione/adolescente-incinta.jpeg1) i figli non si fanno da soli, a meno che tu non abbia una famiglia stra-scafata alle spalle che consenta a te e a tuo figlio di campare decorosamente, senza gravare ulteriormente sulle spalle di chi paga le tasse e fa i salti mortali per campare degnamente i propri figli (se non rinuncia proprio a farne) e ti sparerebbe su Plutone perché gli ciucci le Social Card, perché hai dovuto fare la Clarissa della situazione, martire di un uomo che ti ha sedotta ed abbandonata. Non si fa. Siamo sempre nel terzo millennio e, grazie ad un referendum, l'aborto è legale. Non deve essere l'esperienza più edificante del mondo, ma sempre meglio che campare di merda per anni, per poi insegnare a tuo figlio che il padre è una merda e vive in Nuova Zelanda. 
2) "per dare un senso alla propria vita", Federica X. ha fatto un figlio a 18 anni. Complimenti  per l'apertura mentale. Sono d'accordo sul fatto che i figli non si facciano a 65 anni, ma neanche a 50 e 40, perché Madre Natura aveva in mente un altro piano, ma A 18 PERCHÉ NON TI VIENE IN MENTE ALTRO, PROPRIO NO! C'è tutto un mondo, là fuori, per Dio, da scoprire! Per dare un senso alla tua vita e non fare l'egoista che antepone la carriera alla famiglia, puoi anche trovare una mediazione che ti consenta di maturare quel minimo necessario per capire che un bambino va cresciuto cum grano salis e che se a 17 anni rinunci ad andare a ballare con le amiche in discoteca, a 40 sarai una depressa misantropa sociopatica e la colpa sarà solo ed esclusivamente tua. Mollando la scuola a 15, avrai la percezione della realtà che può avere un pesce rosso epilettico. Complimenti di nuovo: campi a casa di tua madre, con il misero stipendio del tuo compagno. Credo che il senso di una vita non si realizzi propriamente così.
3) A proposito di figli in età consona alla procreazione, dato che ormai le donne campano 80 anni, secondo me, fare un figlio a 17, non è proprio un'idea geniale. È anche un po' anacronistico. La conservazione della specie ti rincorreva, quella notte? Com'è che non ti è apparso in sogno Darwin e non ha provato a fermarti? Non sono affari miei, ovviamente, ma BASTA dire che se una antepone la carriera ai figli è una stronza, che chi non ne fa è una frustrata e chi li fa tardi è un'egoista. BASTA. Preferisco sinceramente una 40enne che ha preparato il nido al pupo, vive in una casa decente con uno stipendio che le consente di mantenere la creatura che una che vive in casa di suoceri campando d'amore e di sussistenza, per non dire di carità altrui. I bambini mangiano, vanno vestiti, mandati a scuola, in gita in scolastica, vogliono il cellulare, la Playstation e compagnia cantando, non vivono d'aria e rimorsi materni. 

Io trasecolo. Ma nessuno ha letto Salgàri, nessuno ha voglia di andare a vedere il mondo, nessuno ha più voglia di vivere grandi passioni (ergo, nessuno ha letto Cime Tempestose), nessuno ha più voglia di divertirsi? Avete letto tutte solo "La lettera scarlatta" e godete così tanto a vivere ai margini della città e a farvi fuggire da tutti? 
Perché, invece che difendere la vostra scelta, non fate come le tante ragazze che si rimboccano le maniche e, appena possibile, vanno a lavorare E DI CORSA? O come quelle che, pur facendo bambini da giovani, si assicurano che il compagno sia stabile, non psichicamente turbato e con un reddito mensile minimo? O come quelle, tantissimo cappello, che non mollano comunque gli studi? Dov'è l'amor proprio? Nessuno vi risarcirà per questo assurdo sacrificio fatto nel nome di un ideale che non ci interessa di certo, ammesso che esista. 

Ma quant'è brutta, 'sta foto?

venerdì 3 agosto 2012

Enema of the State

 [sovrappensiero]
Lei: "Però, "Enema of the State" è del 1999 ed è ancora un album troppo bello, anche se sono passati dodici anni. Dodici anni? Quanti ricordi! Questa l'ho ballata fino allo sfinimento ancora due sere fa!
Le mattine a casa da scuola, MTv, ma possibile che fosse il '99? Ma quanti anni avevo? No, comunque questa è quasi da intenditori. Bellissima. Quando il punk rock non era ancora infestato da fighe di legno e emo...Dodici anni fa...ma io dodici anni fa avevo 8 anni! 8? Ma che anno è? 2012-1989... 13? No, è il 2022, no, è il 2012. 23, ne ho ventitrè di anni, 23-12 fa 11, ecco avevo 11 anni. No, com'è possibile, sono dell'89, nel 99 ne varò avuti dieci, di anni. Tredici anni fa? Cioè, io a dieci anni sentivo questa roba qua? Una pippa in matematica, ma musicalmente sono sempre stata una gran figa".


Enema of the State - Blink 182
Tre singoli che avranno venduto a schifo, che non potete aver dimenticato e un album veramente bellissimo -non siamo ai livelli di Trash di Alice Cooper ma, nel suo genere, è un bel disco - decisamente meglio dei due precedenti (sicuramente di Dude Ranch - Cheshire Cat, da qualche parte, il suo perché ce l'ha). È il disco del lento declino, perché a seguire pubblicano un live (troppo presto! troppo presto!) e "Take Off Your Pants and Jacket!" che è carino, ma niente di esaltante. Poi ho smesso di seguirli e mi sono data ai Pooh.
Qui, parliamone: "All the smal things", ormai, vi avrà anche fatto due palle quadrate, "What's my age again", se non l'avessero usata per le peggiori pubblicità, magari... "Adam's song", molto psicoadolescenziale, ma so' ggiovani...
Tutto bello, tutto bello. Wendy Clear è un capolavoro - sempre nel suo genere, non stiamo parlando di cose serie - Dumpweed è una perla di finezza e Anthem è deliziosa. 

Tra l'altro, questo cd è uno dei 24 sopravvissutti all'eccidio.

 Io non dimentico!

martedì 31 luglio 2012

Appuntamento tremendo: come sganciarsi? (una glossa)

Insomma, se mi si palesano questi articoli sulla home di Facebook, rispondere è inevitabile.
"Appuntamento tremendo: come sganciarsi?". Tema libero.

Svolgimento:
Intanto, se sarà un appuntamento terribile si sa. Da subito. Dal luogo prescelto, dall'individuo, dalla capacità discorsiva dell'individuo. Come al solito, si parla di "prevenzione", preferibile sicuramente alla "corsa ai ripari".
Non serve preparare una lista infinita di scuse per sganciarsi, serve attivare la materia grigia da subito.

Casistica (luogo prescelto)
"Ti andrebbe di venire con me ad una serata di degustazione di latte di capra mongola?"
Caso1: ami il latte di capra mongola.
Caso2: ti incuriosisce il latte di capra (mongola, eh, non qualsiasi)
Caso3: vaffanculo te e il latte di capra, non potevi prenotare un tavolo allo Spazio900?

Nel primo caso, possiamo notare come la richiesta 'paia pertinente e sensata, gradevole. La risposta attesa è "Sì, lo voglio".
Nel secondo, la percentuale di variabili sfiora il 97% delle variabili calcolabili (tra cui includiamo per dignità letteraria l'invasione aliena): la risposta auspicabile è: "Non conosco bene l'argomento, ho bisogno di tempo per documentarmi/se a metà è 'napalla, portami via".
Nel terzo caso, il dubbio non si pone. Non ci vengo alla tua degustazione. Portaci l'amico tuo, o tua cugina, o chi ti pare. Io non ho bisogno di scuse: non mi interessa, non devo farti un favore.

L'individuo, poi, va scelto con criterio. Appurato che non gli stai facendo un favore, se sei conscia che all'appuntamento troverai un caso umano, evitiamo. Che poi scrivete post di merda su GP.
Il freddo calcolo delle probabilità è applicabile anche alla vita quotidiana. Ma niente, entriamo nel dettaglio.
"Lui non fa che parlare di suo padre o della sua collezione di monete antiche". Benissimo. Se quella delle monete antiche non è una setta eretica a me sconosciuta, leggi "collezione di farfalle" e addio pelliccia. Potrebbe essere un serial killer, molti di loro sono collezionisti. Sganciati con un "io colleziono numeri di Top Girl" e scapperà da solo. O anche "Cd dei Backstreet Boys".
"Lui si pulisce i denti con le dita". Come si fa quando vai a dormire dagli amici e ti metti il dntifricio sul dito perché ti sei dimenticato lo spazzolino? Oh, God, why? Il consiglio dell'esperta è "pulisciti le orecchie con una chiave", come nei peggiori bar di paese avrai visto fare qualche volta.
Sul "non siete obbligate a resistere", non sono d'accordo. Avendo approfondito la fase "filantropa" della mia esistenza, posso dire che c'è qualcosa di salvabile in chiunque, eccetto in chi è di estrema destra.
"1. Fingete un malessere". Ma che, come a scuola? Ma di che tipo? Alla Jo Squillo? Che poesia. 
"2. Fatevi chiamare da vostra madre". Ma anche no. A parte che chiamerebbe di sua sponte, senza il bisogno di lanciare SOS. Per dire che? Gliela passo, così scappa? Chiarezza, ragazze, chiarezza.
"3. Parlate di un esame". Quasi quasi plausibile, curioso che non sia venuto fuori prima. Nel senso "ti sto raccontando una palla, ma domani mattina mi sentirò in colpa e studierò per un esame a caso".
"4. Non prolungate la conversazione". Allora statevene a casa direttamente. 
"5. Fingete l'arrivo del ciclo". Cioè, no, vabbè. Questa visione del mondo mestruocentrica ("Hoilciclo, non posso andare al mare/non mi posso lavare/non posso bere alcolici/lasciami sola col mio dolore") ha rotto il cazzo. È il terzo millennio, tutte le donne hanno sempre in borsa un Tampax. Tutte, persino io. 

Accidenti, l'articolo è finito. Manca il punto 6: "Puntategli un fucile a canne mozze alla tempia", ma forse lo pubblicheranno oggi. Muoio palpitando nell'attesa.

giovedì 21 giugno 2012

Romanticherie vs Realtà

Ho letto un post che mi ha commossa. Sul serio.
In genere non mi commuovo, ma la PMS prevede anche questo. Lacrime a fiumi e considerazioni teologico-filosofiche sul corso della vita.

Non che nessuno nella mia famiglia abbia mai sperato che facessi un lavoro ben retribuito. Forse perché nessuno, nella mia famiglia, fa un lavoro ben retribuito. Nel senso, i miliardari non hanno il mio stesso cognome, pe' capisse.

Comunque, come dicevo giusto ieri, ho scelto di fare Lettere cavalcando l'onda del Romanticismo post-maturità e perché le materie letterarie erano il mio cavallo di battaglia. Muratori escluso. 
Muratori, finché non mi chiedi scusa, i nostri rapporti rimarranno tesi, e lo sai. 
Il primo corso che ho seguito, cavoli, ancora me lo ricordo: "La Lirica del Duecento": mi sentivo responsabile nei confronti della Storia, per quel corso che frequentavo.
La letteratura è una cosa bella. Bellissima. 
Poi ho seguito Grammatica Storica con Serianni, dannazione, non potete capire. O forse sì.

È difficile bilanciare il Romanticismo degli studi, perché di Romanticismo si tratta, con la realtà di ogni giorno. A Roma. Da studentessa fuori sede. Con uno stipendio da 700 euro al mese, 9 ore tutti i giorni, la domenica chiuso.
C'è da dire che un 30 di Grammatica Storica non varrà mai come un 18 di Analisi I.
Perché noi di Lettere, agli occhi del mondo, non produciamo reddito. Ti vergogni anche a scrivere sul curriculum che sei di Lettere. È come scrivere "segni particolari: appestato".
Agli occhi del mondo, vuol dire "non mi va di fare un cazzo".
Lettere è quella Facoltà che ti consente di trovare i lavori più umilianti che siano mai stati concepiti dal capitalismo in senso moderno. 
Se Marx avesse fatto lettere, si sarebbe suicidato a metà della stesura del Capitale. 

Io, comunque, sto facendo Lettere o, se preferiamo, Lingue e Culture del Mondo Moderno o, come si chiama adesso, Studi Europei e Americani interculturali. 
(Vi odio, perché americanistica non esiste più e ad Americanistica, a La Sapienza, ci insegnava Agostino Lombardo, non mi sorella.)

Se c'è una cosa che ti insegna Lettere, però, è che non vali un soldo bucato. 
La mia nonna non lo sa ancora che non troverò mai un lavoro, con la mia Laurea. 
Ora, che manca poco alla fine, comincia a sospettare qualcosa. Non mi ha più chiesto "e quando avrai finito, cosa farai?". Il solito uccellino deve aver parlato. 

Vorrei dirle, "Nonna, farò quello che ho fatto finora, ma potrò farlo full-time". 
Faccio quella che ha un losco passato da nascondere e cerca di eludere domande sconvenienti. 
Faccio anche quella che si incazza contro il TG perché il giornalista medio dice "sammit" e non "summit". 
Oppure la vigilessa. La vigilessa che ho incontrato ieri è laureata in archeologia. Lo credo che je rode 'r culo e molla multe come se piovessero.

Torniamo al post commovente, è vero, i soldi sono un tabù. I soldi non esistono, per noi di Lettere. 
Cioè, ci hanno detto che esistono, ma non ne abbiamo ancora le prove. 

Sappiamo, poi, che quei 100 talleri famosi, alla fine, erano una sòla: perché metterci il cuore sopra?

L'ultimo stadio del disprezzo dei soldi, è quello che sto vivendo io: mi truffo da sola.
Chiedo 5€ l'ora per le ripetizioni, 7€ come baby-sitter e se me ne dai 4€ per servire ai tavoli puoi avere la mia anima e un organo a tua scelta in un'unica soluzione. Vedi regolamento sul retro.
Sono arrivata ad essere pagata 2€ e 90 l'ora: dico, ti costavano così tanto quei dieci centesimi per fare cifra tonda? Ho resistito sei mesi, poi mi sono licenziata: non ho mai fiatato né parlato di paga.

Il disprezzo dei soldi, infine, ti porta inevitabilmente al disprezzo di te stesso, al punto di vergognarti di uscire di casa perché hai solo magliette dei concerti di Guccini che hanno tanti anni come "La Locomotiva" o perché quando vai a prendere l'aperitivo con le amiche puoi bere giusto un caffè al banco.

Miei cari Letterati con la L maiuscola, Pivelli sull'orlo del baratro che si chiama "mondo del lavoro", cercate di capire una cosa, quella cosa che io mi devo imporre ogni giorno come se fosse un cucchiaio di olio di ricino...ripetete con me: "perché voi valete".

Nonna, avrò un lavoro di merda, ma se mi chiederai "hai mangiato?" risponderò sempre "sì!".

giovedì 22 marzo 2012

30 giorni di libri: dove l'istruzione ha fallito.

Al Liceo, amavo le ore di letteratura. Merito di uno straordinario insegnante, probabilmente.
Ho amato ogni singolo autore studiato, eccezion fatta per Muratori, Saba e Caproni.
Insomma, all'inizio dell'anno ti munisci della tua brava antologia e, cribbio, la letteratura italiana è carica di autori come il mio freezer lo è di quaglie.
Avevamo autori geniali e fondamentali quando il resto dell'area romanza era a elemosinarci brandelli di evoluzione.
Comunque, non è necessario apprezzare Iacopo da Lentini per risultare intellettualmente accettabile agli occhi del mondo moderno.
Ma Fabio Volo, no. No.

La grande domanda è: in mezzo a questa varietà di autori, italiani e non, per carità, in base a quale principio Fabio Volo è in cima alla classifica?
Per esempio, non ho un autore preferito. Dipende un po' da come mi gira.
Mi può piacere Jane Austen, la settimana dopo Dostoevskij, tre giorni dopo Melville, quattro minuti prima Hawthorne, tutto sommato Stephen King, ma ho sempre avuto un debole per Voltaire, non nego che la Extebarria a volte mi stupisca e che ho tutti i suoi libri.
Che antologia avevi al Liceo? Donna Moderna?

Prima o poi capitolerò: voglio capire "Perché?".
Come con De Carlo: alla fine ho ceduto e, qualcosa, mi è piaciuto. Qualcosa, non allarghiamoci.
Il problema di questi autori è che raramente uno dei loro libri è qualcosa di più di "un libro".
Magari te ne ricordi i personaggi, perché spesso sono libri leggibili e avvincenti, ma non ti lasciano niente. Né atmosfere, né soddisfazioni.

Anni fa, andava di moda De Carlo. Dei 4 libri che ho letto, mi ricordo un personaggio, Malaidina, solo perché mi sono rivenduta una delle frasi che usano per descriverla "ha la sua vita e non penso che potresti mai c'entrarci molto".

Al Liceo, andava di moda Moccia, di cui ho letto "3 metri sopra il cielo" e l'ho trovato sinceramente avvincente e, altrettanto sinceramente, centrato su un target femminile dai 13 ai 17 anni per cui il libro è perfetto. Moccia e il suo editore sono dei fottuti geni.
Anche di questo libro non ricordo nulla, solo il nome di una delle protagoniste, Baby. Me lo ricordo perché ha un suono mostruoso.

Sono libri per i quali non provo affetto.
Quando parlo di un libro che mi è piaciuto, divento come una di quelle mamme che incontri ai giardini pubblici, che parlano del loro pupo come se fosse un novello Einstein, con la grazia di Fred Astaire, avvenente come Sean Connery ai tempi d'oro e delizioso come un quintale di Ferrero Rocher.
Sono libri per cui piango.
Sono i libri per cui Salinger ha scritto: "What really knocks me out is a book that, when you're all done reading it, you wish the author that wrote it was a terrific friend of yours and you could call him up on the phone whenever you felt like it. That doesn't happen much, though."
Mica per niente l'ha fatto dire a quello stronzetto geniale di Holden.
Quello è un libro, perdìo.

martedì 28 febbraio 2012

Sull'indipendenza delle donne

V: “No, boh, ora sto cercando un lavoro un po’ più stabile, anche se P. si sta alterando, vuole che studi e basta, e io mi sento un’ameba a piangere miseria! Sto cercando di inventarmi qualcosa…”
M: “Hai ragione. Io dico sempre anche a mio fidanzato. Lui vorrebbe che…io lavoro part-time e resto di tempo sto con lui, che a tutto pensa lui”
V: “Beh, magari potrebbe essere una soluzione, per un po’, poi si vedrà..”
M:” Valentì, no, io amo mia indipendenza. Se voglio comprare cazzo di gomma, scelgo io quanto lungo, non vengo chiedere a te soldi per comprarlo.”

30 giorni di libri, ovvero: "dove l'alfabetizzazione ha fallito".

Sarà un mesetto che, sulla home di facebook, fanno capolino copertine di libri. Cosa?
Esatto.

Insomma, è partita l'ennesima moda, dopo le catene di Sant'Antonio, i vari "tagga la tua amica zoccola" o "tagga il tuo amico sfigatissimo che non ne prende dal Cenozoico" sono comparsi i "30 giorni di..."
Io, sinceramente, avrei voluto seguire il programma di "30 giorni di bestemmie" perché una bestemmia mette sempre allegria, o qualcosa del genere.
Poi, è successo qualcosa. Quel qualcosa è stato "Giorno 1, il mio libro preferito. TWILIGHT, troppo bello!".
30 giorni di bestemmie, giorno 1, la tua bestemmia preferita. L'ho postata come commento a questa tragedia. È-UNA-TRAGEDIA.

Io, Twilight l'ho letto. Non si critica il nemico senza conoscerlo. L'ho letto in inglese, per essere sicura della genuinità delle mie idee sul romanzo. "Romanzo", poi.
No, dico, dove sei stata negli ultimi vent'anni? Nella cantina di casa, sequestrata e malmenata dal tuo patrigno? Quale trauma hai vissuto durante la fase anale voluta da Freud, per ridurti così? Il criceto ha sbranato il pesce rosso? O viceversa? Non hai mai avuto alcun tipo di approccio con nessun altro libro? Non ti rendi conto che la trama è la stessa di un qualunque altro gothic novel dal 700 ad oggi, con la differenza che i personaggi sono caratterizzati a cazzo di cane, lo stile è rudimentale, i colpi di scena si prevedono di capitolo in capitolo e, soprattutto, LUI NON È UN VAMPIRO, DRACULA È UN CAZZO DI VAMPIRO, ma Dracula non glittera alla luce del sole, per Giove, Dracula uccide, beve sangue, è cattivo, è un genio, è colto, è affascinante, maligno, intrigante, non una mezza sega che va a lezione di biologia e spella le cipolle!

Allora, comincio.
Giorno 1 - il tuo libro preferito.
Lo sapete, perché non si sbaglia mai a regalarmi una copia di Cime Tempestose.
Tutto nasce quando avevo 10 anni al massimo, e leggevo avidamente i libri di Anastasia Krupnik;  una serie carinissima per ragazzini. La mia mamma ha sempre azzecato i libri per me :)
Insomma, nel 4° libro, se non mi sbaglio, "Anastasia e il Dottor Freud", Anastasia e le sue amiche vanno al mercatino delle pulci. Anastasia compra il busto di Freud, con il naso rotto, e un posacenere a forma di mano per il padre. La sua amica, sempre se non mi sbaglio, Daphne, compra "Cime Tempestose"; Anastasia la rimprovera, chiedendole a cosa le serva un libro che ha già. Risponde con un eterno: "Non si hanno mai abbastanza copie di Cime Tempestose".

Allora, appena ho raggiunto l'età per leggere "Cime Tempestose", l'ho letto.
Ci sono libri che ti piacciono, libri che ti impressionano, libri che ti trascinano nella storia, che ti scocciano, ti innervosiscono, scritti male, scritti bene, con personaggi simpatici, antipatici, apatici o che ne so.
"Cime Tempestose" è un po' come l'essere parmenideo, "è e non può non essere".
È il mio libro preferito perché non può non esserlo, in sostanza.
La trama già la sapete (spero!); se non la sapete, la trovate qua. Niente di che, è Wikipedia.
La mia prima eizione di Cime Tempestose!

Motivi per cui leggere il libro: la perfezione dei personaggi, la trama intricata ma, alla fine, chiara, lo stile, l'ambientazione, la scena in cui Catherine confessa a Nelly il suo amore per Heathcliff.
Se poi ascoltate i Dimmu Borgir, ma avete bisogno di un po' di tenerezza, è il libro che fa per voi. Piangerete ogni singola lacrima che avete in dotazione.
Almeno, IO piango tutte le mie lacrime. Succede.
Posso dire una cosa? Documentatevi, lettrici della domenica. La protagonista di Twilight, quella che minaccia di farsi morire di inedia ogni 4 parole, legge continuamente Cime Tempestose. Non è una trovata geniale, né originale. Cito: Lui, il vampiro glitterato: "Honestly though, why do you read [Wuthering Heights] over and over?" 
Lei, la morta di inedia anacronistica: "I think it's something about the inevitability. How nothing can keep them apart — not her selfishness, or his evil, or even death, in the end..."


Come si permette di paragonare l'amore di Catherine e Heathcliff con il suo per il Vampiro che fa il testimonial per le trousse di Pupa?!

Se fossi la Brönte, querelerei la Meyer.

Fine del giorno 1: leggete "Cime Tempestose", prima di scrivere cagate sulla mia home.

sabato 18 febbraio 2012

aggiornamenti dal pianeta gioventù, parte II

Non posso esimermi nemmeno questa volta dall'esprimere il mio venerabile parere sull'ennesima, brillante, nuova tendenza dei giovani.
Immagino che vi ricordiate che sono quella che cerca di evitare di mettere in ammollo il Tampax nel Campari prima di usarlo...anche se il Campari è pur sempre "Red Passion". Diciamo che è per un motivo prettamente materiale, per cui l'immersione in un liquido porta il tampone ad una dilatazione tale che, raggiunta la sua massima estensione, puoi buttarlo via e sostituirlo direttamente con una coppa Martini, a quel punto altrettanto anatomica.

L'ultima dei giovani è il nebulizzatore.
Per fortuna che sta roba va di moda ora che ho raggiunto la pace dei sensi ché, tra i casi clinici con cui mi sono interfacciata negli ultimi anni, ci mancavano solo quelli con il nebulizzatore.
"Signorina, senta, mi nebulizza una Vodka Tonic? con la scorza d'arancia, per favore"
Verrà forse un giorno in cui, invece che i posaceneri, sui tavoli dei locali ci saranno solo aerosol?

Questo dialogo diventerà forse verosimile?
Lui: "Posso offrirti una spruzzata di Campari con il vino bianco?"
Lei: "Oh, ma certo, bambolo, ma che sia un bianco fermo e secco".
Lui: "Passerottino, ecco il tuo ventolin, ti ci sbriciolo dentro anche una Malboro?"
Lei (tra sè): "Com'è galante! Se bevo ancora un po' e andiamo da lui, mi nebulizza la pelliccia, sicuro!".

Rimane sempre il problema della socialità legata all'alcol, concetto sul quale non mi soffermerò mai abbastanza. Viviamo in un mondo che mi fa presagire che, se mai scodellerò un primate con metà del mio patrimonio genetico, dopo vent'anni, questi andrebbe a prendere un aperitivo con il suo bravo nebulizzatore; una spruzzata e via!, a vomitare in macchina di mamma.
Forse, chi ha inventato lo Spritz, già lo sapeva. È uno dei cocktail che ha il nome più adeguato a quest'evoluzione del modo di bere. Non può spruzzarti in gola un "Campari bitter shakerato Gin", a meno non sia il tuo ultimo desiderio prima della sedia elettrica. Uno Spritz, eccome.
Quel che mi preoccupa è la nebulizzazione dele noccioline rancide dell'aperitivo.

C'è da dire che, da genovese, l'idea del risparmio, lì per lì, mi ha fatto giustificare l'idea. Poi ci ho ripensato. Sono una genovese, non un platelminta.
Gio-va-ni! Che minchia fate? È il caso di creare mostri perché non potete permettervi due birre?
Cosa farete quando vorrete la macchina e non ve la potrete permettere? Vi snifferete il carburatore di una Panda sperando che vi trasformi in una Porsche?

Sono perplessa.

Ma non posso non ricordare che lo stesso che mi ha grattato i cd se lo sbranava, il Ventolin.
Inutile dire che mi è sempre piaciuto frequentare gli avanguardisti.

martedì 24 gennaio 2012

se ti laurei a 28 anni...

Intanto, devi da 'stà zzitto. Primo.
Così, giusto per cominciare.

Che rottura, questi che arrivano, spuntano su dal nulla e sparano giudizi. Complimenti, Viceministro, che ti dobbiamo dire.
Grazie, per l'ampia visuale che hai voluto condividere con noi.
Inviterei tutti questi signori che ne hanno per tutti a frequentare le nostre Università per un semestre. A scendere nella realtà, a capire che la rapidità delle nostre carriere accademiche non deriva esclusivamente dal nostro livello di cazzeggio.

Tanto per dirne una, ci sono gli studenti lavoratori.
Da studentessa lavoratrice, posso permettermi di dire che la laurea di uno che lavora è una soddisfazione incommensurabile. O almeno, lo deve essere, io sto fuori corso.
Mettiamoci anche che il 90%, mi permetto di dire, degli studenti lavoratori lavora in nero. Prenditelo un giorno di ferie per andare a ricevimento, un giorno per andare all'esame e sentirti dire che devi tornare la settimana dopo, mettili da parte i soldi per comprare i 30 mila libri previsti dalla bibliografia per non frequentanti. Ricordati che, quando prendi ferie, oltre che al ricevimento devi andare alla Posta, fare il bucato, il cambio degli armadi, la spesa e perdere 2 ore sugli autobus. Questa manovra ti costa almeno 40€ di mancato guadagno, che vai a togliere direttamente dal tuo budget mensile per la spesa.
Fare la cameriera è un bel lavoro, se non fosse che 9 ore del suddetto impiego bastano a stento a comprare UNO dei libri che servono per UN esame.
Inutile dire che altre spese sono ridotte a zero: chi ha mai fatto l'abbonamento all'autobus? Non io di certo. Pranzo al bar tutti i giorni? Non credo proprio. Libri nuovi? Ah, perché non li stampano già usati?
Ci vorrebbe un po' di rispetto, signor Viceministro; se ha dei figli, dubito che sappiano cosa vuol dire guardarsi nel portafogli e vederci 2 € che ti devono anche durare un paio di giorni.

Ma diciamo che vai a lezione, che ce la fai perché sei Wonder Woman.
Tanto per dirne una, misteriosamente, gli appelli coincidono per un buon 2/3 degli esami. Molti docenti non mettono più di due appelli a sessione. A certi scritti siamo più di 200. Tempi di correzione infiniti, compiti perduti, giorni interi in attesa dell'orale, frullati come il tonno nella salsa tonnata, considerati come la foglia di insalata sotto al cocktail di gamberi.

Volete i risultati? Contribuite con i servizi.
Vorrei studiare, se le biblioteche fossero aperte, come gli anni scorsi, fino alle 18.
Studierei nelle aule, se ci fosse il riscaldamento.
Andrei nelle biblioteche comunali, se ci fosse posto dopo le 9.

Sarebbe bellissimo finire in 3 anni, fare tutto il percorso liscio, senza stare ore al S.Or.T per aspettare un timbro, aspettare che passi la sindrome premestruale alla tua tutor perché ti firmi il piano di studi, pregare Odino che non ci sia sciopero degli autobus, che infostud funzioni.

Mettiamo anche che, prima di dare un esame, ci penso. 
Studio, leggo, mi informo, approfondisco.
È un anno che covo un esame di linguistica. Scusi se provo soggezione di fronte ad un docente che è praticamente l'anello di congiunzione tra lo Scibile e i comuni mortali. Scusi, viceministro, se prima di presentarmi ho letto 3 storie della letteratura italiana, scusi se ho letto 2 saggi di Castellani, se ho fotocopiato gli studi in onore di Angelo Monteverdi, se ho passato tutto quel tempo a leggere la Storia della Lingua Italiana della Einaudi, se ho perso ore a cercare libri fuori edizione su internet, per sapere.

La sa una cosa, Viceministro? Facciamo Lettere, non rubiamo il lavoro a nessuno. Al massimo, all'orda di bangladesh che sta invadendo i ristoranti per fare il lavapiatti. Stiamo mestamente nel nostro angolo, dateci dei libri e basta. Siamo una schiera di disoccupati in potenza. Almeno ci lasci studiare in pace, per tutto il tempo che ci pare.

nota: se ti campano mamma e papà, beh, devi avere un'ottima scusa.