È lei!

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mercoledì 28 novembre 2012

L'impatto della crisi sull'infanzia

Pensavate che fosse un post serio, neh?
No, naturalmente. L'ennesimo sproloquio.

Oggi ero da un nano, gli stavo insegnando un po' di inglese. Disgraziatamente, nel pieno dell'attività di ricerca del tesoro, il povero Paddy è caduto ammalato, probabilmente vittima di quelle febbri gialle che tante volte hanno decimato l'equipaggio del Corsaro Nero.

Lui: "Vale, Paddy si è ammalato!"
Lei: "Tesoro, vedrai che Paddy ora si riprende. È uno che ha combattuto in Vietnam e in Corea, mica un veterano qualsiasi!"
Lui: "Ti volevo chieere una cosa, pliiiiz...."
Lei: "Tesoro, se è contemplata dal mio codice morale..."
Lui: " Tu parli inglese... quando vai in Inghilterra, porti Paddy dal dottore?"
Lei: "Perché arrivare fino in Inghilterra? Non possiamo portarlo all'Isola Tiberina?"
Lui: "No, meglio in Inghilterra. Al telegiornale hanno detto che gli ospedali chiudono, e se Paddy trova chiuso e muore?"

Miei Cari Ministri,
vorrei che aveste a che fare tutto il giorno con queste realtà. Se Paddy muore, io perdo il posto, immagino. 

martedì 4 settembre 2012

Cerchi lavoro?






Dal titolo, evinciamo che la risorsa sia un cucciolo di Setter da inserire a guardia di un campo da golf, tradendo così secoli di tradizione che lega il Setter all'arte della caccia. Alla volpe, se non mi sbaglio.
Ad una lettura più attenta, ogni eventuale misunderstanding viene sciolto dal chiarimento "filippina o italiana", i due Paesi leader nell'allevamento dei Setter. Si seleziona esclusivamente personale femminile. Alloggio+retribuzione. Sì, ma la "possibilità di carriera"? e "l'inserimento definitivo nell'organico"? Diffidare dei cuccioli importati illegalmente dalla Romania.
La risorsa deve saper cucinare l'italiano benissimo e saper stare con i bambini -eventualmente cucinarli,-  quindi "buona predisposizione al lavoro di team" ed avere la patente. B, presumibilmente. B di Bau, immagino.

giovedì 21 giugno 2012

Romanticherie vs Realtà

Ho letto un post che mi ha commossa. Sul serio.
In genere non mi commuovo, ma la PMS prevede anche questo. Lacrime a fiumi e considerazioni teologico-filosofiche sul corso della vita.

Non che nessuno nella mia famiglia abbia mai sperato che facessi un lavoro ben retribuito. Forse perché nessuno, nella mia famiglia, fa un lavoro ben retribuito. Nel senso, i miliardari non hanno il mio stesso cognome, pe' capisse.

Comunque, come dicevo giusto ieri, ho scelto di fare Lettere cavalcando l'onda del Romanticismo post-maturità e perché le materie letterarie erano il mio cavallo di battaglia. Muratori escluso. 
Muratori, finché non mi chiedi scusa, i nostri rapporti rimarranno tesi, e lo sai. 
Il primo corso che ho seguito, cavoli, ancora me lo ricordo: "La Lirica del Duecento": mi sentivo responsabile nei confronti della Storia, per quel corso che frequentavo.
La letteratura è una cosa bella. Bellissima. 
Poi ho seguito Grammatica Storica con Serianni, dannazione, non potete capire. O forse sì.

È difficile bilanciare il Romanticismo degli studi, perché di Romanticismo si tratta, con la realtà di ogni giorno. A Roma. Da studentessa fuori sede. Con uno stipendio da 700 euro al mese, 9 ore tutti i giorni, la domenica chiuso.
C'è da dire che un 30 di Grammatica Storica non varrà mai come un 18 di Analisi I.
Perché noi di Lettere, agli occhi del mondo, non produciamo reddito. Ti vergogni anche a scrivere sul curriculum che sei di Lettere. È come scrivere "segni particolari: appestato".
Agli occhi del mondo, vuol dire "non mi va di fare un cazzo".
Lettere è quella Facoltà che ti consente di trovare i lavori più umilianti che siano mai stati concepiti dal capitalismo in senso moderno. 
Se Marx avesse fatto lettere, si sarebbe suicidato a metà della stesura del Capitale. 

Io, comunque, sto facendo Lettere o, se preferiamo, Lingue e Culture del Mondo Moderno o, come si chiama adesso, Studi Europei e Americani interculturali. 
(Vi odio, perché americanistica non esiste più e ad Americanistica, a La Sapienza, ci insegnava Agostino Lombardo, non mi sorella.)

Se c'è una cosa che ti insegna Lettere, però, è che non vali un soldo bucato. 
La mia nonna non lo sa ancora che non troverò mai un lavoro, con la mia Laurea. 
Ora, che manca poco alla fine, comincia a sospettare qualcosa. Non mi ha più chiesto "e quando avrai finito, cosa farai?". Il solito uccellino deve aver parlato. 

Vorrei dirle, "Nonna, farò quello che ho fatto finora, ma potrò farlo full-time". 
Faccio quella che ha un losco passato da nascondere e cerca di eludere domande sconvenienti. 
Faccio anche quella che si incazza contro il TG perché il giornalista medio dice "sammit" e non "summit". 
Oppure la vigilessa. La vigilessa che ho incontrato ieri è laureata in archeologia. Lo credo che je rode 'r culo e molla multe come se piovessero.

Torniamo al post commovente, è vero, i soldi sono un tabù. I soldi non esistono, per noi di Lettere. 
Cioè, ci hanno detto che esistono, ma non ne abbiamo ancora le prove. 

Sappiamo, poi, che quei 100 talleri famosi, alla fine, erano una sòla: perché metterci il cuore sopra?

L'ultimo stadio del disprezzo dei soldi, è quello che sto vivendo io: mi truffo da sola.
Chiedo 5€ l'ora per le ripetizioni, 7€ come baby-sitter e se me ne dai 4€ per servire ai tavoli puoi avere la mia anima e un organo a tua scelta in un'unica soluzione. Vedi regolamento sul retro.
Sono arrivata ad essere pagata 2€ e 90 l'ora: dico, ti costavano così tanto quei dieci centesimi per fare cifra tonda? Ho resistito sei mesi, poi mi sono licenziata: non ho mai fiatato né parlato di paga.

Il disprezzo dei soldi, infine, ti porta inevitabilmente al disprezzo di te stesso, al punto di vergognarti di uscire di casa perché hai solo magliette dei concerti di Guccini che hanno tanti anni come "La Locomotiva" o perché quando vai a prendere l'aperitivo con le amiche puoi bere giusto un caffè al banco.

Miei cari Letterati con la L maiuscola, Pivelli sull'orlo del baratro che si chiama "mondo del lavoro", cercate di capire una cosa, quella cosa che io mi devo imporre ogni giorno come se fosse un cucchiaio di olio di ricino...ripetete con me: "perché voi valete".

Nonna, avrò un lavoro di merda, ma se mi chiederai "hai mangiato?" risponderò sempre "sì!".

lunedì 30 aprile 2012

Né più mai comprerò il tuo prezzemolo.

Tra le cose che mi mandano fuori dalla grazia divina (entro la quale non credo di essere mai stata, comunque), c'è lo spreco. Lo spreco, cazzo.

C'è un'epidemia di pezze al culo e noi italiani sprechiamo. Ah, che godimento. Via tutto.
In bar e ristoranti dove si buttano tonnellate di pane. L'altro giorno ho detto al cuoco: "Senti to'o taglio per le bruschette?". Il pane era di due giorni prima, non aveva niente da invidiare ai Prigioni. Mi ha guardata con pietà. "Butta". "Ma ci puoi fare il pan grattato!". "Butta". "Se ci fosse mia madre ti farebbe un bucio di culo così (gesto): NON SI BUTTA IL PANE!!". Sguardo pietoso.

Insomma, 'ste pezze ti s'apiccicano al culo appena ti distrai. Infatti, sono a casa e non lavoro, perché non ho un lavoro, per un motivo X dedotto da qualche principio dell'Antitrust.
Comunque, l'ottica della disoccupata l'ho sempre adottata, sisamai.

Quando vado a fare la spesa, ci vado come se stessi per compiere un delitto. Seriale, per di più.
Non mi ricordo un indirizzo diverso dal mio, ma in testa ho una specie di database con il prezzo medio di qualsiasi prodotto. Dirai, anvedi che pulciara.

Non è che non abbia esattamente un cazzo da fare, se devo essere sincera. È che mi è rimasto l'istinto di dividere ogni prezzo per 4 e calcolare a quante ore di lavoro in Vineria corrisponde.
Vengo spesso colta da raptus di rivolta proletaria.

Ieri, per esempio, siamo andati a comprare il prezzemolo. 1€.
Sembrava che mi fosse morto un parente. 1€ per una pianta infestante? Che prima il fruttivendolo ti regalava?

1€, ci sono rimasta male.
Vabbè, è che la massaia tipo non è più la vera Casalinga di Voghera, quella oculata che fa i chilometri perché lìlafruttaèpiùbuona.
Diciamocelo, adesso sticazzi. Le massaie consumano non so quanti metri cubi di plastica l'anno, bisognerebbe stroncarle. Solo roba imballata: più è imballata, più è buona.
Massaia, pronto? Non comprare le merendine demmerda a tuo figlio, a fare i muffin ci vogliono 20 minuti per l'impasto e 20 di cottura. Puoi comprare un frigoverre che utilizzerai per sempre, e potrà portarsi la merenda a scuola.

Lo so che non fate caso all'imballaggio perché vivete in case grandi circondate da appositi bidoni dell'immondizia. Io vivo in 40 metri quadri, posso conferire la mia plastica solo due volte a settimana negli orari appositi in luoghi appositi, odio gli imballaggi.
Ma odio di più uno che si permetta di vendermi un etto scarso di prezzemolo a 1€. Sono 10 goleador, per dirne una.

Vogliamo fare un sondaggio? Quanto pagate mezzo chilo di pasta? Quanto un litro di detersivo o una pagnotta? Quanto pagate un etto di prezzemolo? Che percentuale di prezzemolo usate, dell'etto che avete acquistato?

Ogni tanto rimango ammaliata dalle cifre assurde delle cose che vedo al supermercato. Una busta di rucola 1€ e 90. Sarà quella dell'orto privato del Papa.
Ok, allora faccio venti minuti di autobus con il mio carrello da signora anziana, in gran segreto, e vado a piazza Vittorio, al mercato. Con 2 euro compro un camion di rucola, e sai che mi dice il fruttivendolo? "Vuoli prissemulo, signorì?". Sì, lo voglio, il prissemulo. Lo taglio e lo surgelo. 

C'era quella storia lì, quella che ci hanno sempre raccontato le maestre: lo zucchero è in basso, perché ne avrai sempre bisogno e, se non lo troverai, lo cercherai. Quello che ti vogliono vendere è all'altezza degli occhi.
Ecco, questo non mi sta bene.
Basta prenderci per il culo.
Non compro i tuoi prodotti MISURA. Io non sono una quarantenne frustrata dalla panza che non c'ha voglia di cucinare. E, soprattutto, se proprio devo mangiare della plastica, mi mangio quella che accumulo durante la settimana.
Signor Sindaco Podestà Alemanno, vede come siamo ridotti? C'è crisi perché Lei non fa la differenziata e noi siamo costretti a mangiarci la plastica che produciamo. Un inciso.

Mi piace andare al mercato, mi piace non comprare cose inutili. Mi piace fare il pangrattato, i dolci per la colazione, i sofficini e i bastoncini di pesce. Non compro un sugo pronto manco se mi stacchi la pelle di dosso, mi faccio ricaricare i detersivi.
Sono integerrima. Non compro prodotti stranieri. Non compro prodotti di grandi aziende. Niente Barilla, niente Buitoni, niente Star, Kraft o che. Qualità al giusto prezzo.
Tutta questa ideologia, ma alla fine, quel cazzo di etto di prezzemolo l'ho comprato.