È lei!

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venerdì 7 febbraio 2014

"Whenever women fight, men think it's going to turn to sex"

Stamattina ho letto un post di Selvaggia Lucarelli, su FB. Ha pubblicato un video che l'ha disgustata (questo). Ecco, probabilmente ha dovuto smorzare i toni, perché a me m'ha fatto proprio girare i coglioni, 'sto video. Ma più che giramento di coglioni era fastidio.

E non tanto per il gesto in sé. Cioè, ci siamo sempre pestati. Mio padre mi raccontava che un suo compagno di scuola andava a lezione dopo essere andato a caccia. Con il fucile a tracolla, quindi. Dall'alba dei tempi, l'essere umano pesta l'altro essere umano che gli rompe l'anima per un motivo X. Ma anche senza motivo, eh.

Con questa summa antropologica di cui vi ho pregiati nel paragrafo precedente, posso dire che la cosa che mi ha veramente indispettita è il vocabolario. Se vi capita di aprire il video, noterete che si esprimono tutti SOLO a grugniti e bestemmie. Non che io non nomini mai il nome di dio invano, ma non è che sia un'intercalare, ecco. Non per rispetto verso la religione, ma perché il mio vocabolario mi permette di scegliere tra svariate intercalari. Cioè, fatemi capire, voi siete quelli per cui con tiggì delle venti ci smarronano l'aperitivo per dirci che non troverete lavoro? Ma se fossi una mucca mi sdegnerei, se uno di questi mi pulisse la stalla. Cioè, voi siete quelli per cui io pago le tasse? E usufruite dei servizi che io pago con appositi F24 che mi sderenano a cadenze trimestrali? Che mestizia.

Il mondo dovrebbe essere dei pigri, comunque. Mi rubi il fidanzato? Io per pigrizia non ti pesterei mai. Alzarmi dalla sedia? Per te? Ma lascia stare, vado due volte in palestra e mi è passata.
Che poi è fisiologico che l'amica, prima o poi, ti butti il cetriolo. E tu sicuro che stai facendo una stage da ortolano, in quel preciso istante. 

Una delle mie grandi domande, subito dopo "Che ci fanno i punkabbestia con tutti quei mazzi di chiavi, se vivono per strada?" è "Ma tu, di preciso, dove l'hai imparato?"
No, perché ci sono cose che io non ho imparato, oggettivamente. Non mi appoggio sulle macchine parcheggiate, non scrivo sui muri, dico buongiorno e buonasera. Se mi attaccano mi difendo, ma di certo non alzo le mani. Se alzi le mani, è evidente che hai una famiglia con il manrovescio facile in cui tutti alzano le mani. Oppure hai avuto, se Freud non mi inganna, una fase anale difficile, per cui ha un problema con l'affermazione della tua identità e lotti disperatamente perché tutti la riconoscano, hai una personalità disturbata e maligna. 
Mah.
E gli altri, invece, dove hanno imparato ad osservare divertiti uno spettacolo del genere? Se anche il catfight si perde nella notte dei tempi (anche Bettie Page venne scritturata per scene di catfight in film che, come potete immaginare, hanno fatto la storia del cinema) nel suo squallore ha delle regole. Prima di tutto, che sono una bionda ed una bruna, a contendersi nonsisabenecosa. E qui ce le abbiamo. Gran strattoni per i capelli e mani in faccia? Ne abbiamo. Un encefalitico che riprende? Ce l'abbiamo. Allora cos'è? 

Fastidio, perché detesto chi crea i problemi dove i problemi non esistono.
Pestare una tipa a caso perché ti ha rubato il fidanzato è un esempio di come si possa creare un problema dove il problema non esiste. Lei è figa, tu sei cozza. Lei gliel'ha mollata al primo giro, tu no. Lei è più zoccola di te o mille altre combinazioni. Funziona così dalla notte dei tempi, ci siamo adeguate tutte a questa banale regola dell'accoppiamento tra adolescenti.

Ma perché mi sono scoglionata? Perché uno cerca di essere pragmatico: cosa pensi di ottenere pestando la tua supposta-ex-amica? Che ti becchi una denuncia. Che, su FB, ti linciano. Oh. Perdi tempo, sprechi energie e ti dai la zappa sui piedi. "Eh, ma ti sei tolto una soddisfazione". Sarà. Pestare una specie di mozzarella inerme non mi sembra tutta 'sta soddisfazione. Oppure l'oggetto del contendere accorrerà da te, novella regina di femminilità e attraenza (ehm) per porgerti le sue più umili scuse e farti da schiavo posacenere?

Il punto è che tutto deve passare dallo smartphone, ormai. Ce l'ho sul cellulare, ergo est.  Non hanno ancora attaccato a strapparsi le sopracciglia a morsi e unghiate che c'è già il primo della classe col cellulare acceso.
 
Salve, signori adolescenti, c'è un mondo fuori dal cellulare e vi assicuro che vi spaccherà veramente il culo. Ma non a calci. Ricordatevi che c'è sempre l'uccello Padulo che gira, cari miei. E non potete bloccarlo su Facebook, troverà la sua strada ugualmente. 




giovedì 18 aprile 2013

l'uomo di lettere deluxe edition: la palestra

L'uomo di lettere è un animale che si adatta facilmente ai cambiamenti. 
Quando si rende conto che il territorio normalmente frequentato dalle prede si fa arido e secco, mentre lui si fa sempre più canuto e bianco con troppi chiodi lasciati imbattuti alle spalle...mi si scatena. Cambia repentinamente. Sarà che a suon di bere vino scadente declamando poesie che non aveva mai letto se non qualche attimo prima j'è venuta la panza. No, cioè, scusate: sembra che si sia mangiato il globo dell'Atlante Farnese. E le prede stanno come d'autunno sugli alberi le foglie, e l'invida aetas passa inesorabile. Allora cambia. 
L'uomo di lettere non si estinguerà mai: è pieno di risorse.
Va in palestra. 

Ho detto: "Va in palestra".

Allora, l'uomo di lettere, in palestra, è riconoscibile come la ricevuta di una raccomandata nella cassetta della posta. Sai che, inevitabilmente, ci sarà da frantumarsi le palle. 
Intanto, l'uomo di lettere fa la cyclette. Leggendo un libro. Kafka, ti immagini. 
Ah, e ha una tuta di felpa di quelle che ci costringevano a mettere alle elementari, umiliandoci di fronte ad i compagni più cool che avevano le tute Adidas. 
Fa la cyclette, leggendo un libro, con i pantaloni di felpa di una tuta che avrà indossato l'ultima volta sul Carso, prima dell'ultima battaglia dell'Isonzo, e ha una maglietta di un gruppo rock che non ha mai ascoltato o una maglietta bianca talmente lisa da essere diventata orrendamente trasparente. 
Casistica vuole che l'unico tapis roulant libero confini a ovest con la sua cyclette. 
Curiosità ti spinge a sbirciare il titolo del libro che legge. I lettori lo fanno, ho anche letto un racconto che diceva una cosa del genere e mi ha esalatata moltissimo. 
Sei sulla cyclette, con i pantaloni di felpa di una tuta che ha fatto la Quarta Battaglia dell'Isonzo, con una maglietta lisa e fracica (passatemelo, è per la scienza) e cosa leggi? Minimo minimo, uno si aspetta che tu legga Hegel. Per ricordarti che è meglio pedalare. 
Storia Sociale dell'Arte, Hauser, un'edizione economica Einaudi che s'è scampata il Carso di poco. 
Il radical chic compra sempre libri usatissimi.
Sguardo compiacente. Sì, baby, sto leggendo la Storia Sociale dell'Arte. Vuoi che ti porti ad un noiosissimo vernissage dove potrò ipnotizzarti con idiozie lette e mescolate dadaisticamente nella mia testa? Sono quello giusto.  
Ma io c'ho i piercing e sono tatuata, in palestra ho la canotta da muratore e occhi solo per me stessa davanti allo specchio mentre faccio squat. 

Quanto mi da fastidio. Vuoi fissare il vuoto e auentare la resistenza? Brucia, dimagrisci, suda, fatica!
 
Ha puntato una. È radical, lei, è entrata prima con una borsa della forma e del colore del divano della sala d'attesa del mio medico curante, un paio di mary jane di vernice [Thor sa quanto le detesti] e, soprattutto, un libro sotto braccio. Comincio a pensare di essere in biblioteca. 
L'ha puntata, si vede. Lei lo vede. Lei sparisce, si cambia, e infine si palesa. 
Comincio a defaticare sul tapis roulant. 
Lei torna con un paio di superga, la tuta di felpa e una maglia bianca completamente lisa, ma ha il suo libro, un romanzo post trascendentale ambientato nella Germania dell'Est, quasi sicuramente. Appoggia le sue cose su una cyclette, lui si pulisce gli occhiali, raddrizza la schiena, aumenta la resistenza, è pronto all'attacco.

Lei sistema bene l'asciugamano, il cellulare, l'acqua Vitasnella, è pronta, comincia a pedalare. 
Approccio in tre, due, uno... "Mh, che cosa leggi?"

Defatico ancora l'I-pod mi propone "Eat you Alive" dei Limp Bizkit, mentre il miracolo della natura si compie poco distante dalla mia postazione. 

Scendo. Lei mi guarda con complicità, lui con sufficienza.
Anvedi che affare che avete fatto.

Signora radical, sentiammè: fai un po' di pulley down, che c'hai le braccia di pasta filante. 
 
 









mercoledì 3 aprile 2013

Buy me with a coffee

Dici che la mia bellezza è abbagliante, è mirabolante, proprio una cosa da circo. Ma poi ti giri, dai del negrodemmerda ad un potenziale cliente che avrebbe voluto accomodarsi per, presumibilmente, consumare. Ti lamenti che sono una razza inferiore di gente sporca e che nel tuo locale non ce la vuoi. Ti chiedo scocciata un caffè, ti profondi in mille complimenti, ma dentro il mio caffè galleggia inesorabile un pezzo di bustina di zucchero, il cucchiaino è appiccicoso, ti chiedo di rifarmi il caffè, dato che appartieni ad una razza scientificamente pulita, mi chiedi se lo voglio in tazza, ti faccio "sì, ma in una tazza pulita", ti scocci, la mia bellezza sta sfiorendo, alloraselecosestannocosìiomenevado e mi urli "Siete la rovina di questo paese", ti urlo "T'ho anche pagato il caffèdemmerda, capra!", "Allora torna che ti offro il pranzo, cretina!" "Mi faccio un'omelette di scarafaggi a casa, 'ntepreoccupà" - "'mmazza che stronza, RITORNERAAAAAI".
Una delle mie grandi storie d'amore è cominciata così, con me che gli servivo un cocktail di acqua sporca e salmonella, ma con un radioso sorriso.





mercoledì 27 febbraio 2013

Né Dio, Né Stato, Né Servi, Né Padroni

(è una frase che piace moltissimo, tra l'altro)
Era il momento che aspettavate tutti. Convivenza con un berlusconiano: il post-elezioni.

Lei: "No, vabbè, amó, io mi domando e chiedo..."
Lui: "Guarda che poteva andare peggio!"
Pangasi a riposo, felici di non dover essere smacchiati.
Lei: "Certo, poteva colpirmi un meteorite mentre mi trovavo nel seggio! Ho fatto 1000 km andataeritorno per non trovare il partito che volevo votare, l'unico che mi faceva sperare che tornassimo un attimo a parlare di diritti. Metà dei miei amici ha votato Grillo e non vuole sentire parlare di populismo e demagogia. Il lato positivo è che Bersani non mi ha smacchiato Eugenio, non ne vedo altri!"
Lui: "La solita catastrofe? Pensa a Fini che è fuori..."
Lei: "Chissà se Fini, ora, andrà a fare lo stagista da qualche parte. Secondo me, non lo prendono."
Lui: "E Monti? Non sei contenta?"
Lei: "Se ti devo dire la verità, farò atto di contrizione e scriverò a Paola Binetti che mi dispiace che non possa più campare alle nostre spalle dicendo idiozie medievali e sentendosi Goffredo di Buglione. Effettivamente, potevo anche votarla!"
Lui: "Allora, qual è il problema?"
Lei: "Hobbes, è il problema!"
Lui: "Amó, volevi che vincesse Silvio?"
Lei: "No, perché sennò il problema sarebbe stato Milton..."
Lui: "E allora?"
Lei: "Odio, odio, odio! Vedi, c'è più coerenza in chi vota Silvio che in chi vota PD. Tutti hanno votato Bersani tappandosi il naso, gli elettori di Silvio credono che abbia i superpoteri e lo rivotano!"
Lui: "Non guardare me, io ho sacrificato il mio voto per esprimere il tuo!"
Lei: "Poi, un giorno, quando sarò grande, mi spiegherai perché voti a destra. Tu non sei di destra. Non serve neanche andare dall'analista, te lo dico io."
Lui: "Lo sai, il perché."
Lei: "Comunque, per me possiamo anche andarcene, se non vuoi più stare qui. Il romanticismo da capitano del Titanic non mi interessa. Sud America o Africa Centrale?"
Lui: "Adesso decidiamo. In Costa Rica c'è pieno di gatti selvatici, Secchezza ha detto che va lì."
Lei: "La gatta che fa turismo sessuale! Ci mancava!"

(dopo un po')
Lui: "Non fare quella faccia, se vuoi invitiamo Fini e la Binetti a cena..."
Lei: "Amore, odio il disfattismo e chi ne fa, ma non vedo alternative. Abbiamo possibilità di sconfiggere la massoneria?"
Lui: "Amore, quando io ti spiegherò perché voto a destra, tu mi spiegherai perché credi nel complotto massonico!"

(dopo cena, Porta a Porta)
Lui: "Amó, che c'hai?"
Lei: "Amore, penso, ragiono, calcolo, prevedo..."
Lui: "?"
Lei: "Senza Papa, senza Governo, senza Capo della Polizia, era quello in cui speravo da anni! Dovrei rileggere il Sogno Inglese, non essere seduta sui carciofi"
Lui: "Non sono carciofi, è Eugenio..."
Lei: (spostando il gatto senza svegliarlo) "Poi, odio la gente che pontifica. Che c'hai da pontificare!? Questo ha cambiato programma sette volte in dieci minuti, non sa che la gente non può votare, la deve da finì!"
Lui: "Amore,è del PD..."
Lei: "Insinua un'altra volta che ho votato PD e divorzio!"
Lui: "Allora Grillo!"
Lei: "No, io no. Nel segreto della cabina elettorale, dato che Stalin non mi vedeva, ho quasi pensato di votare Silvio, quando ho visto che l'imprevedibile era successo. Che mestizia, amó. Ma non ho votato Silvio, ho una coscienza..."
Lui: "Cosa leggi?"
Lei: "Hobbes. 400 e rotti anni dopo è ancora attuale. La gente vota così, a cazzo, perché non ha studiato storia e filosofia. Insomma, gli uomini dotati di capacità razionali, per difendersi dai beceri, si riuniscono e decidono di limitare la loro libertà per eleggere un sovrano che garantisca loro meno diritti, ma che quei pochi..."
Lui: "Volevi Emanuele Filiberto?"
Lei: "No, ma neanche Bersani e Silvio! Quando li voti, li voti perché ti hanno promesso che saranno diversi dagli altri, più buoni ed onesti. Non sono ancora sicuri dei risultati e stanno già cercando di fare un calderone per non mollare le cadreghe. Ci metterei gli sgabelli, in Parlamento!"
Lui: "Candidati tu!"
Lei: "Mi fanno esplodere dopo dieci minuti. Mi avvelenano come Papa Luciani."
Lui: "A proposito, il Papa?"
Lei: "Povero Georg, che sòla!"
Lui: "Ma hai visto che lo segue nel convento?"
Lei: "MA NO! Ma questo sì che è amore!"
Lui: (porgendo il bicchiere vuoto a lei, sepolta dai gatti e dai libri, occhione alla Bambi) "Mi fai una vodka?"
Lei: "Questo, è amore"
Lui: "Ho votato come avresti votato tu alla Camera per garantire parte dei tuoi diritti, quello è amore!"
Lei: "Quello è buon senso, amó, non amore!"

 


lunedì 28 gennaio 2013

Roma, I Municipio: viva, ma non residente.

[la terza puntata. Non vi ho tediati con le prime due, perché i dialoghi avrebbero urtato la Vostra sensibilità]

Impiegata: "Stagnaro...Valentina"
Lei: "Presente."
Impiegata: "cheddevefà?"
Lei: "Carta d'Identità"
Impiegata: "Epperché?"
Lei: "Furto portafoglio. Allego: fotocopia denuncia carabinieri + fotocopia documento da rifare, precedente al furto + documento di riconoscimento - passaporto - in vigore. Stop"
Impiegata: "Ha compilato il modulo?"
Lei: "E pagato la marca."

Sono preparatissima. Talmente preparata che potrei anche farmela da sola, la carta d'identità.

Impiegata: "Coniugata?"
Lei: "Con F.P. Allego fotocopia Atto di Matrimonio e Stato Civile"
Impiegata: "Non mi risulta"
Lei: "Prego?"
Impiegata: "Sì, Lei non mi risulta."
Lei: "Non le risulto cosa?"
Impiegata: "Coniugata, evabbène."
Lei: "Cosa, non Le risulta? Ho anche fotocopia del mio atto di nascita, se Le può dare qualche indizio"
Impiegata: "Faccia vedere."
Lei: (OH GOD, WHY?)
Impiegata: "Non posso farLe la Carta d'Identità."
Lei: "Branco l'aveva detto."
Impiegata: "Lei non risulta, al nostro Comune"
Lei: "Per quale oscura ragione, escluso Branco?"
Impiegata: "Lei risiede a Sestri Levante!"
Lei: "Non penso proprio: i Vigili del mio Comune, sito nell'operoso Nord, hanno già fatto gli accertamenti necessari, non risiedo su."
Impiegata: "Devo chiamare la collega."
Lei: "Se è per il burraco, io oggi non posso."

(venti minuti dopo. Forse erano 5, ma venti minuti da un tono più epico alla mia vicenda)

Impiegata: "Infatti, ecco."
Lei: "Cosa?"
Impiegata: "Viva, ma non residente"
Lei: "Di essere viva me n'ero accorta, ma non residente che vuol dire, di preciso?"
Impiegata: "Che Lei, al momento, risulta senza residenza."
Lei: "C'è un motivo?"
Impiegata: "Sì, il Suo Comune Le ha tolto la residenza"
Lei: "Non facciamone una questione leghista, il mio Comune è già sotto il Po, comunque. Il mio Comune mi ha tolto la residenza perché sono censita a Roma, e per loro vivo a Roma."
Impiegata: "Eh, ma mica ce l'hanno comunicato!"
Lei: "Perché pensavano, poveri idioti, che Voi sapeste che vivo nel Vostro Comune!"
Impiegata: "Dove vive, insomma?"
Lei: "Con mio marito."
Impiegata: "Nella stesa casa? Stesso indirizzo?"
Lei: "Il mistero si infittisce! Due persone sposate che vivono insieme! Mi prende in giro?"
Impiegata: "Non è scontato."
Lei: "Sa che essere senza residenza è un reato?"
Impiegata: "Non è questo il punto. Deve tornare con Suo marito, che dichiari che vivete insieme."
Lei: "Scusi, la parola di mio marito vale più della mia? È perché sono rossa e ho i tatuaggi?"
Impiegata: "Non dica stupidaggini: è perché lui è già residente lì. E certifica che Lei vive lì."
Lei: "Anche io vivo già lì, perché non posso certificarlo a mia volta?!"
Impiegata: "Non so cosa dirLe"
Lei: "(bestemmia in aramaico) Quindi?"
Impiegata: "Torna qui con Suo marito e facciamo tutto"
Lei: "(bestemmia più forte)".

Una settimana dopo

Impiegata: "Mi ricordo di Lei."
Lei: "Bene, questo è mio marito. È venuto a certificare che sono in vita e che risiedo"
Impiegata: "Sì, ma ad un altro sportello."
Lei: "Prego?"
Lui: "Signora, veniamoci incontro: qui ci sono tutti i documenti che Lei potrebbe consultare comodamente dal piccì ma che noi abbiamo, per buon cuore, stampato e fotocopiato per renderLe la consultazione più agevole. Ora facciamo questa Carta, per favore."
Impiegata: "Dovete prendere la lettera E"
Lei: "Perché settimana scorsa mi ha detto di tornare qui?"
Impiegata: "Qui, nel senso di edificio."
Lei: "Beh, certo avrei potuto presentarmi a Dar-es-Salaam, a vedere se mi facevano due documenti abbùffo..."

Prendiamo la Lettera E. Ci passano davanti, senza numero né niente, nell'ordine: un trans, una signora finta-invalida con una figlia stronza, 4 impiegati di altri uffici che dovevano fare pratiche per degli amici loro, un carabiniere che raccoglieva documenti in giro, probabilmente per farsi dare una mancia, e 4 scimmie col cappello.

Impiegata: "Cambio di residenza?"
Lei: "No, sono senza residenza..."
Impiegata: "Ma lo sa che è un reato?"
Lei: "Beh, questo lo chieda al Vostro benemerito Comune, se lo sa..."
Impiegata: (scrive i miei dati ad una lentezza esasperante, una lettera alla volta, con il dito indice) "Viva, ma non residente"
Lei: "E partorirò con dolore, lo so..."
Lui: "Le sembra normale? Che io debba venire a dirvi una cosa che dovreste già sapere? Nel'era di Internet?"
Impiegata: "È la norma, invece."
Lei: "Prego?"
Impiegata: "Certo. Potreste fare un'autocertificazione in base al decreto Monti, ma non la accettiamo, quindi dovete comunque venire in Comune."
Lui: "C'è un Decreto che Voi deliberatamente non rispettate?"
Impiegata: "Non è che non lo rispettiamo, noi riceviamo l'autodichiarazione, ma poi dovete comunque venire a firmare."
Lei: "Quindi delle mie scansioni che n'è stato? Le troverò stampate e distribuite negli asili come carta per pasticciare coi colori?"
Impiegata: "Nome di Suo padre?"
Lei: "Sergio"
Impiegata: "Cognome?"
Lei: "Brando, come Marlon"
(dieci minuti di domande del genere)
Impiegata: "Ecco, questo è il Suo documento d'identità, per ora."
Lei: "E...per la tessera elettorale?"
Impiegata: "Voterà a Sestri."
Lui: "Senta, forse non ha capito. Lei non risiede più a Sestri, e la Sua tessera elettorale, qui, non vale. E non vale neanche su, mi sembra chiaro."
Impiegata: "Allora non può votare"
Lui: "Prima che mi alteri, dov'è l'Ufficio Elettorale?"
Impiegata: "Piazzale Marconi"
Lui: (a lei) "Fra una settimana ci vai e senti cosa ti dicono. Se non ti fanno la scheda, registri tutto e mi dai il video, che lo mando a chi sappiamo..."
Impiegata: "All'Ufficio Iscrivendi, sicuramente risolverete tutto. Entro 48 ore risulterà il cambio di residenza. Quando possono venire i Vigili?"

Lei: "A cena o per il burraco? Prima delle 14 tutti i giorni, ore pasti. Grazie mille."
Impiegata: "Buona giornata!"

I Municipio: nun te temo.

martedì 4 settembre 2012

Cerchi lavoro?

"Cerco insegnante di Spagnolo per i miei bambini di 5 e 6 anni. 1 volta a settimana, due ore"

[mi scuso, quanto prima reperirò l'immagine dell'annuncio]

Chiamo.

Lei: "Buonaserasignora, la chiamo in merito all'annuncio che ho letto su Porta Portese...le lezioni di spagnolo..."
Signora: "Ah, bene, parliamone un attimo. Ho visto che lei fa la traduttrice e che ha già un po' di esperienza...come struttura il lavoro?"
Lei [professional mode: ON]: "Guardi, dipende dalle ore a mia disposizione e se lei ha in mente un programma di lezioni vere e proprie o se pensa che sia meglio un'attività di baby-sitting in lingua; in ogni caso, l'attività è quasi esclusivamente ludica, disegni da colorare, cartoni animati ecc.."
Signora: "Molto bene, possiamo vederci per un colloquio! E...lei che tipo di retribuzione ha in mente?"
Lei [falsa modestia crvantina mode: ON]: "Beh, in genere chiedo 7€ l'ora per il baby sitting - non mi costa niente parlare in spagnolo ai bambini, mentre gioco con loro [bugia! bugia! mi viene l'ulcera al solo pensiero!] per le lezioni, sa, c'è un minimo di preparazione dietro, un minimo di lavoro ad hoc...quindi tra materialee tutto...chiedo 10€, in genere, ma possiamo accordarci... [eco, mi sto calando di nuovo le braghe, idiota!]"
Signora: "Beh, io pensavo che...insomma...magari le andasse bene fermarsi a cena..."
Lei: "A cena?"
Signora: "A cena..."
Lei: "puahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah, no."

mercoledì 29 agosto 2012

Madri adolescenti: DIO MIO NO!

Insomma, in dieci minuti di pausa, ho letto quest'articolo.
Gesù d'amore acceso, non t'avessi mai offeso! Santa Caterina d'Alessandria, patrona degli studenti!

Insomma, a me i bambini non piacciono, l'abbiamo capito, ma voglio partire da moooooolto prima.
Non dico dalla riforma Berlinguer, ma quasi. 
Il problema delle madri adolescenti è uno: la mancanza di istruzione. Non studiate, avete troppe distrazioni.
Nella società civile, perché ci definiamo così, fare consciamente un figlio a diciassette anni ti rende un paria, un outkast, un fenomeno da baraccone, il nano Bagonghi della situazione, Elephant man. 
Non è tutto bello come nella canzone di Venditti, figlie mie.
Non è sempre primavera, sono le sette e tu devi andare a scuola. Esatto, a scuola.
SE avessi pensato a studiare invece che a darla in giro come se fosse di un'altra, forse adesso avresti un futuro da donna del terzo millenio e non da uomo di Neanderthal. No, perché quello viveva nel Paleolitico medio, mi sembra, noi no (ribadisco).
Sono severa, pure un po' acida, lo so.
Comunque, anche i Neanderthaliani convivevano con i Sapiens. Ovviamente venivano guardati dall'alto in basso.

Comunque, veniamo al sodo. Ciò che critico è:
/gallery/foto_gallery/amore/contraccezione/adolescente-incinta.jpeg1) i figli non si fanno da soli, a meno che tu non abbia una famiglia stra-scafata alle spalle che consenta a te e a tuo figlio di campare decorosamente, senza gravare ulteriormente sulle spalle di chi paga le tasse e fa i salti mortali per campare degnamente i propri figli (se non rinuncia proprio a farne) e ti sparerebbe su Plutone perché gli ciucci le Social Card, perché hai dovuto fare la Clarissa della situazione, martire di un uomo che ti ha sedotta ed abbandonata. Non si fa. Siamo sempre nel terzo millennio e, grazie ad un referendum, l'aborto è legale. Non deve essere l'esperienza più edificante del mondo, ma sempre meglio che campare di merda per anni, per poi insegnare a tuo figlio che il padre è una merda e vive in Nuova Zelanda. 
2) "per dare un senso alla propria vita", Federica X. ha fatto un figlio a 18 anni. Complimenti  per l'apertura mentale. Sono d'accordo sul fatto che i figli non si facciano a 65 anni, ma neanche a 50 e 40, perché Madre Natura aveva in mente un altro piano, ma A 18 PERCHÉ NON TI VIENE IN MENTE ALTRO, PROPRIO NO! C'è tutto un mondo, là fuori, per Dio, da scoprire! Per dare un senso alla tua vita e non fare l'egoista che antepone la carriera alla famiglia, puoi anche trovare una mediazione che ti consenta di maturare quel minimo necessario per capire che un bambino va cresciuto cum grano salis e che se a 17 anni rinunci ad andare a ballare con le amiche in discoteca, a 40 sarai una depressa misantropa sociopatica e la colpa sarà solo ed esclusivamente tua. Mollando la scuola a 15, avrai la percezione della realtà che può avere un pesce rosso epilettico. Complimenti di nuovo: campi a casa di tua madre, con il misero stipendio del tuo compagno. Credo che il senso di una vita non si realizzi propriamente così.
3) A proposito di figli in età consona alla procreazione, dato che ormai le donne campano 80 anni, secondo me, fare un figlio a 17, non è proprio un'idea geniale. È anche un po' anacronistico. La conservazione della specie ti rincorreva, quella notte? Com'è che non ti è apparso in sogno Darwin e non ha provato a fermarti? Non sono affari miei, ovviamente, ma BASTA dire che se una antepone la carriera ai figli è una stronza, che chi non ne fa è una frustrata e chi li fa tardi è un'egoista. BASTA. Preferisco sinceramente una 40enne che ha preparato il nido al pupo, vive in una casa decente con uno stipendio che le consente di mantenere la creatura che una che vive in casa di suoceri campando d'amore e di sussistenza, per non dire di carità altrui. I bambini mangiano, vanno vestiti, mandati a scuola, in gita in scolastica, vogliono il cellulare, la Playstation e compagnia cantando, non vivono d'aria e rimorsi materni. 

Io trasecolo. Ma nessuno ha letto Salgàri, nessuno ha voglia di andare a vedere il mondo, nessuno ha più voglia di vivere grandi passioni (ergo, nessuno ha letto Cime Tempestose), nessuno ha più voglia di divertirsi? Avete letto tutte solo "La lettera scarlatta" e godete così tanto a vivere ai margini della città e a farvi fuggire da tutti? 
Perché, invece che difendere la vostra scelta, non fate come le tante ragazze che si rimboccano le maniche e, appena possibile, vanno a lavorare E DI CORSA? O come quelle che, pur facendo bambini da giovani, si assicurano che il compagno sia stabile, non psichicamente turbato e con un reddito mensile minimo? O come quelle, tantissimo cappello, che non mollano comunque gli studi? Dov'è l'amor proprio? Nessuno vi risarcirà per questo assurdo sacrificio fatto nel nome di un ideale che non ci interessa di certo, ammesso che esista. 

Ma quant'è brutta, 'sta foto?

domenica 26 agosto 2012

"Perché no?": riflessione sulla prosecuzione della carriera accademica.

Un piccolo indizio sul secondo girone del settimo cerchio.


Teoricamente, uno dovrebbe studiare per sé, non per compiacere i genitori. 
Io, ovviamente, mi sono iscritta all'Università solo per compiacere i miei genitori a distanza: infiniti sacrifici, due anni di gastrite, tre anni di verza bollita e riso in bianco a servire ai tavoli a 4€ l'ora. Seguono una sessione da 10 esami (voto più basso 26) e tre mesi di scrittura tesi.
Finalmente la luce è arrivata, la fine con lei, e si chiamava 12 luglio. 

Allora mi sono presentata alla discussione senza aver comprato il vestito nuovo e senza essermi tolta i piercing, con la mia tesi svogliatamente sotto il braccio.
Sono entrata da sola, perché laurearsi non è uno spettacolo per amici e parenti. 
Sono uscita da sola e rientrata da sola: 108.
Quando sono uscita e ho riferito il voto finale, 3 sguardi da "come, non 110?"
Me lo sono chiesto anche io, perché fin da bambina mi hanno detto che ero intelligente, e allora ci ho creduto per anni.
Finte lusinghe da "brava lo stesso". Compassione di mia sorella che si era già prodigata in un "non ci penso proprio a fare la vita che fai tu, chi me lo fa fare".

Lungo, lunghissimo silenzio.
Lungo, lunghissimo pranzo. 
I miei genitori hanno ripreso il treno, io sono tornata a casa e ho dormito fino alle 9 di sera.

Quando mi sono degnata di uscire dai miei appartamenti, era veramente finita. 

Non c'è stata festa di laurea, non c'è stato regalo di laurea, non c'è stata corona d'alloro, non ci sono stati fiori (odio i fiori).

Non faccio la specialistica perché il pensiero di passare un'altra giornata così triste mi farebbe entrare di diritto nel secondo girone del settimo cerchio dell'Inferno dantesco.